Per essere degni di far parte dell’Unione europea occorre accettare che i movimenti di protesta vengano organizzati e pagati da multinazionali straniere. Occorre accettare che i governi possano essere rovesciati da manifestazioni di piazza organizzate e pagate da governi stranieri per i propri interessi. È la curiosa forma di ricatto messa in atto da Bruxelles nei confronti di Tbilisi. Della Georgia, per aiutare i ministri italiani a capire di cosa si sta discutendo. E non della Georgia statunitense ma di quella europea che gli Usa vorrebbero trasformare in una nuova colonia. In stile Italia.
Un ricatto squallido, indecente. E che piace tanto ai telegiornalisti italiani, impegnati a raccontare la coraggiosa battaglia di chi non vuole rinunciare ai finanziamenti esteri per abbattere il governo, regolarmente eletto, del proprio Paese. In realtà non dovrebbero neppure rinunciare ai dollari, dovrebbero solo denunciare le somme ricevute e far controllare l’utilizzo. Ma non va bene neanche così.
Perché non vogliono che i georgiani sappiano chi paga per il caos. Non vogliono che emerga in maniera esplicita che tutte – ma proprio tutte – le “rivolte colorate” non avevano nulla di spontaneo.
Oddio, anche il Tg5, il Mossad e il ministro Piantedosi sono impegnati, in Italia, ad individuare chi organizza le proteste a favore della Palestina e contro i crimini israeliani. Sì, anche quel Piantedosi che non è in grado di contrastare i borseggi nelle metropolitane e sugli autobus ma che ora si sente uno 007 in missione speciale.
L’Unione europea vuole il diritto di organizzare colpi di stato in Georgia
Per essere degni di far parte dell’Unione europea occorre accettare che i movimenti di protesta vengano organizzati e pagati da multinazionali straniere. Occorre accettare che i governi possano essere rovesciati da manifestazioni di piazza organizzate e pagate da governi stranieri per i propri interessi. È la curiosa forma di ricatto messa in atto da Bruxelles nei confronti di Tbilisi. Della Georgia, per aiutare i ministri italiani a capire di cosa si sta discutendo. E non della Georgia statunitense ma di quella europea che gli Usa vorrebbero trasformare in una nuova colonia. In stile Italia.
Un ricatto squallido, indecente. E che piace tanto ai telegiornalisti italiani, impegnati a raccontare la coraggiosa battaglia di chi non vuole rinunciare ai finanziamenti esteri per abbattere il governo, regolarmente eletto, del proprio Paese. In realtà non dovrebbero neppure rinunciare ai dollari, dovrebbero solo denunciare le somme ricevute e far controllare l’utilizzo. Ma non va bene neanche così.
Perché non vogliono che i georgiani sappiano chi paga per il caos. Non vogliono che emerga in maniera esplicita che tutte – ma proprio tutte – le “rivolte colorate” non avevano nulla di spontaneo.
Oddio, anche il Tg5, il Mossad e il ministro Piantedosi sono impegnati, in Italia, ad individuare chi organizza le proteste a favore della Palestina e contro i crimini israeliani. Sì, anche quel Piantedosi che non è in grado di contrastare i borseggi nelle metropolitane e sugli autobus ma che ora si sente uno 007 in missione speciale.
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