Peccato non ci sia un nuovo Musil. Perché, dopo “L’uomo senza qualità”, sarebbe stato il momento dell’uomo senza dignità. Quanto a Cacania, non ci siamo molto lontani. Certo che un ministro degli esteri, seppur di un Paese a sovranità limitata da 80 anni, un minimo di decenza dovrebbe dimostrarla. Magari non sempre, ma almeno una volta ogni tanto. Invece il ministro romano evita accuratamente di dimostrare di possedere una benché minima spina dorsale.

Succede, dunque, che il pur non coraggiosissimo Josep Borrell si indigni per l’inarrestabile massacro messo in atto da Netanyahu e complici a Gaza e – incurante delle possibili denunce per antisemitismo della solita signora italiana – chieda all’Unione europea di imporre delle sanzioni contro alcuni ministri israeliani che incitano all’assassinio di altri palestinesi.
Il minimo sindacale, insomma. Semplici sanzioni ad personam, non un invio di armi ai palestinesi per difendersi.
Eppure, per Tajani, anche le sanzioni sono una punizione eccessiva per i suoi amici israeliani. Che sono, in fondo, più di 40mila morti, soprattutto donne e bambini? Un piccolo incidente nel diritto di Tel Aviv di difendersi da coloro che reclamano una terra ed uno stato.
Le sanzioni, per il maggiordomo italiano, si devono applicare contro la sorella di un imprenditore uzbeko che ha finanziato l’ospedale di Olbia ma è considerato filo putiniano. Non ha ucciso nessuno, lui. Non ha invitato a massacrare donne e bambini. Però bisogna sequestrargli yacht e ville.

Invece ai responsabili dei massacri di Gaza non bisogna far nulla. Non bisogna disturbarli mentre proseguono nel loro lavoro di sterminio, di pulizia etnica.
Siamo passati da “il feroce monarchico Bava” a “il feroce maggiordomo Tajani”. Che, però, piace tanto alla gauche intello per aver proposto di introdurre lo ius scholae per concedere la cittadinanza ai giovani figli di migranti. Purché non siano palestinesi, ovviamente. Quelli possono crepare sotto le buone bombe di Netanyahu e dei suoi intoccabili ministri.
L’uomo senza dignità
Peccato non ci sia un nuovo Musil. Perché, dopo “L’uomo senza qualità”, sarebbe stato il momento dell’uomo senza dignità. Quanto a Cacania, non ci siamo molto lontani. Certo che un ministro degli esteri, seppur di un Paese a sovranità limitata da 80 anni, un minimo di decenza dovrebbe dimostrarla. Magari non sempre, ma almeno una volta ogni tanto. Invece il ministro romano evita accuratamente di dimostrare di possedere una benché minima spina dorsale.
Succede, dunque, che il pur non coraggiosissimo Josep Borrell si indigni per l’inarrestabile massacro messo in atto da Netanyahu e complici a Gaza e – incurante delle possibili denunce per antisemitismo della solita signora italiana – chieda all’Unione europea di imporre delle sanzioni contro alcuni ministri israeliani che incitano all’assassinio di altri palestinesi.
Il minimo sindacale, insomma. Semplici sanzioni ad personam, non un invio di armi ai palestinesi per difendersi.
Eppure, per Tajani, anche le sanzioni sono una punizione eccessiva per i suoi amici israeliani. Che sono, in fondo, più di 40mila morti, soprattutto donne e bambini? Un piccolo incidente nel diritto di Tel Aviv di difendersi da coloro che reclamano una terra ed uno stato.
Le sanzioni, per il maggiordomo italiano, si devono applicare contro la sorella di un imprenditore uzbeko che ha finanziato l’ospedale di Olbia ma è considerato filo putiniano. Non ha ucciso nessuno, lui. Non ha invitato a massacrare donne e bambini. Però bisogna sequestrargli yacht e ville.
Invece ai responsabili dei massacri di Gaza non bisogna far nulla. Non bisogna disturbarli mentre proseguono nel loro lavoro di sterminio, di pulizia etnica.
Siamo passati da “il feroce monarchico Bava” a “il feroce maggiordomo Tajani”. Che, però, piace tanto alla gauche intello per aver proposto di introdurre lo ius scholae per concedere la cittadinanza ai giovani figli di migranti. Purché non siano palestinesi, ovviamente. Quelli possono crepare sotto le buone bombe di Netanyahu e dei suoi intoccabili ministri.
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