..E poi, un giorno, persino il Corriere della sera scopre l’esistenza dell’Eurasia. Qualcuno, nel quotidiano di Urbano Cairo, apre una cartina geografica e si accorge che è un unico continente, di cui l’Europa rappresenta una piccola parte. E lo sguardo si spinge sino all’Africa, anche se per il Corriere diventa troppo complesso affrontare tutto in una volta. Già l’Eurasia è un argomento complicato.
Perché è dura ammettere che l’Europa non è più il centro di questa parte del mondo. Che, marginale nel concetto di Occidente secondo Washington, è diventata la parte debole anche dell’Eurasia. La crescita è altrove. È a Est. Il ridicolo esame di maturità in stile Italia è la dimostrazione lampante dell’impossibilità di competere con Cina, Giappone, anche India. Gli investimenti latitano, in Europa. Gli eurotossici di Bruxelles sprecano montagne di denaro per le armi mentre, in Asia, si investe sull’intelligenza artificiale, sulle energie rinnovabili, sulle tecnologie avanzate. Si investe sull’intelligenza umana, non sull’inclusione della teppaglia.
Però ammettere di non essere più protagonisti comporta non pochi problemi. Innanzitutto impone di cominciare a pensare a spedire Kaja Kallas ad occuparsi di qualcosa più adatto alle sue scarse competenze. Impone di smetterla di sostenere i macellai di Tel Aviv e di iniziare a collaborare con tutti quei Paesi asiatici disgustati dai crimini della banda Netanyahu. A partire dalla Turchia.
Impone di applaudire Meloni per i rapporti con l’India e di indignarsi per come ha gestito, malissimo, i rapporti con la Cina. Impone di riallacciare i rapporti con Mosca, in modo diverso da come si muovono i tre balenghi: Starmer, Macron e Merz.
Troppo difficile per Tajani, per Ursula, per Kallas?
Ma cos’è questa Eurasia? Adesso la scopre persino il Corriere..
..E poi, un giorno, persino il Corriere della sera scopre l’esistenza dell’Eurasia. Qualcuno, nel quotidiano di Urbano Cairo, apre una cartina geografica e si accorge che è un unico continente, di cui l’Europa rappresenta una piccola parte. E lo sguardo si spinge sino all’Africa, anche se per il Corriere diventa troppo complesso affrontare tutto in una volta. Già l’Eurasia è un argomento complicato.
Perché è dura ammettere che l’Europa non è più il centro di questa parte del mondo. Che, marginale nel concetto di Occidente secondo Washington, è diventata la parte debole anche dell’Eurasia. La crescita è altrove. È a Est. Il ridicolo esame di maturità in stile Italia è la dimostrazione lampante dell’impossibilità di competere con Cina, Giappone, anche India. Gli investimenti latitano, in Europa. Gli eurotossici di Bruxelles sprecano montagne di denaro per le armi mentre, in Asia, si investe sull’intelligenza artificiale, sulle energie rinnovabili, sulle tecnologie avanzate. Si investe sull’intelligenza umana, non sull’inclusione della teppaglia.
Però ammettere di non essere più protagonisti comporta non pochi problemi. Innanzitutto impone di cominciare a pensare a spedire Kaja Kallas ad occuparsi di qualcosa più adatto alle sue scarse competenze. Impone di smetterla di sostenere i macellai di Tel Aviv e di iniziare a collaborare con tutti quei Paesi asiatici disgustati dai crimini della banda Netanyahu. A partire dalla Turchia.
Impone di applaudire Meloni per i rapporti con l’India e di indignarsi per come ha gestito, malissimo, i rapporti con la Cina. Impone di riallacciare i rapporti con Mosca, in modo diverso da come si muovono i tre balenghi: Starmer, Macron e Merz.
Troppo difficile per Tajani, per Ursula, per Kallas?
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