Mentre Napotopo Macron sogna di entrare a Mosca sul suo cavallo bianco, guidando le truppe della NATO, ciò che resta della grandeur francese va in pezzi giorno dopo giorno. Non bastava che i soldati dell’Esagono fossero stati sfrattati da Mali, Niger, Burkina Faso. Adesso anche il Senegal sta pensando di favorire Macron rispedendo a casa i militari francesi, in modo da poter essere spediti in Ucraina a crepare per Zelensky. Nel frattempo, però, si è aperto un nuovo fronte interno, in Nuova Caledonia. Dove i Kanak, ossia la popolazione indigena, è insorta contro la nuova legge decisa da Parigi per favorire il voto degli immigrati francesi nella colonia.
Ovviamente, trattandosi di Macron che fa parte dei buoni, il mancato rispetto dei diritti della popolazione locale non è un problema per la disinformazione italiana e dell’Occidente collettivo. Parigi esporta democrazia. Con le bombe in Ucraina o con lacrimogeni e manganelli nella Nuova Caledonia. D’altronde Macron ha già perso i rifornimenti a buon mercato dal Niger per le centrali nucleari, non può perdere anche il nichel dei Kanak.
In compenso i giornalisti italiani di servizio avranno presto un nuovo obiettivo su cui scagliarsi. Erdogan, così amato quando vende armi all’Ucraina e così odiato quando accoglie Putin, sta pensando di adottare in Turchia la stessa legge approvata in Georgia per limitare le interferenze straniere attraverso i finanziamenti alle Ong che organizzano le manifestazioni spintanee contro i governi che non fanno gli interessi degli oligarchi statunitensi.
Intollerabile! Antidemocratico! Adesso si pretende che qualcuno vada in piazza a manifestare per convinzione e non per convenienza economica. Che i giovani cittadini del mondo siano più attenti all’interesse del proprio Paese invece che all’arricchimento dei Soros di turno. Occorre trovare qualcuno con una mira migliore rispetto al poeta anti populista che ha sparato a Fico in Slovacchia.

