“Il manifatturiero, che rappresenta circa due terzi del campione, registra ancora saldi col segno meno per tutti i principali indicatori: produzione (-3,9%), nuovi ordini (-4,5%), redditività (-6,8%) ed export (-6,0%)”. Quello della comunicazione è un mondo strano. Perché, dopo aver letto queste poche righe di Confindustria, riferite al Piemonte che è una delle regioni italiane a maggior vocazione manifatturiera, verrebbe da pensare che la situazione non sia proprio eccellente.
Certo, per Mao la situazione era eccellente proprio perché era grande la confusione sotto il cielo. Ma erano altri tempi ed altre situazioni. Adesso, invece, pur di sostenere che tutto va bene nel settore industriale, si inseriscono anche i dati, positivi, del turismo, dei servizi alle imprese, del trasporto merci e persone. Sono previsioni, non consuntivi. Ma sono 10 trimestri consecutivi che le previsioni per il settore metalmeccanico restano negative. E anche un altro settore tradizionale del Piemonte, l’abbigliamento, non ha prospettive incoraggianti.
E allora l’euforia appare un tantino eccessiva. Perché si aggiungono anche le preoccupazioni delle aziende che esportano quote rilevanti della produzione. Ma ci sono settori manifatturieri che non conoscono crisi, come l’agroalimentare. Perlomeno sino a quando gli accordi con il Mercosur non porteranno alla distruzione del settore.

