Luciana Navone Nosari è autrice del libro “Un Girasole di nome Marcella”, (€uro 15,00 p. 153) Edizione EBS print.
Che differenza c’è, fra questo libro e quelli precedenti, dove inseguiva la soluzione di un mistero, di un giallo, di un enigma offrendo una o anche più sorprese?
Nei libri precedenti, la soluzione di enigmi o di segreti, si andava cercando con le sorprese che via via s’incontravano nel corso della lettura, invece qui la sorpresa più grande è immediata, ed è doppia, ma in realtà, ne costituisce soltanto l’inizio.
Nello specifico, le soprese ci sono o no, e se ci sono, dove e come le ha rappresentate?
Come ho detto prima, le sorprese ci son si dall’inizio e sono “doppie”, rappresentate invero da due Misteri, subito svelati: l’ambiente in cui ci si trova – l’Altrove – e l’incontro con Marcella, trasformata in Girasole. Nei romanzi precedenti, le sorprese erano costituite dagli indizi che conducevano alla scoperta della risoluzione del mistero, mentre qui gli indizi sono stati sostituiti dagli incontri che Girasole (guidando il fiore Tulipano, trasformazione di Mahsa Amini, la ragazza iraniana, uccisa per non aver indossato correttamente il velo), fa con gli altri fiori dell’Altrove, dove cerca di scoprire l’animo umano, attraverso i loro comportamenti terreni, le emozioni e le prove che li hanno caratterizzati, sopra ogni cosa l’AMORE che hanno elargito, ricevuto o finanche trascurato, se non, addirittura, mai preso in considerazione.
In particolare, come le è venuta l’idea di trasformare Marcella in Girasole, c’è un dettaglio, un evento, che l’ha ispirato?
Quando, invitata dalla madre di Marcella – scomparsa prematuramente, dopo una vita di sofferenze fisiche, come testimoniano i suoi trenta ricoveri ospedalieri -, ho accettato di scrivere la storia di sua figlia, pensavo di limitarmi a illustrarne le vicissitudini, ma non appena ho conosciuto il suo straordinario amore per la vita e per gli altri, ho pensato che la sua esistenza fosse paragonabile a una fiaba, dato l’amore e la gioia che vi aveva profuso, e se, come in tutte le fiabe, non mancavano i momenti bui e le sofferenze, la sua conclusione doveva essere degna di una fiaba, cioè lieta. Marcella lo meritava, per questo motivo l’ho fatta proseguire a vivere, nelle sembianze di un fiore, in un luogo dove regnavano soltanto beatitudine e bellezza, mai dolore. E quale fiore poteva essere più luminoso di un girasole, dal cui nome si evince che cerca e trova la luce? A ulteriore conforto della mia scelta, quando ho incontrato la madre e la sorella di Marcella, per apprenderne le vicende terrene, ho domandato loro quale fosse il suo fiore preferito, e all’unisono hanno risposto: “Il girasole”.
E’ corretto dire che il suo nuovo libro, è un’intersezione virtuosa e avvincente tra “La Divina Commedia” e “Il piccolo principe”?
Mi sarei sentita presuntuosa, se l’avessi affermato io, però confesso che, quando Lei me l’ha presentato come tale, non ho potuto negarlo, e la Sua considerazione mi ha fatto piacere, lo ammetto.
E’ vero che la storia della scomparsa prematura di Marcella, diviene non un ripiegarsi astioso e furente sul dolore, ma un inno alla vita, all’amicizia e all’amore per gli altri, perseguito tenacemente, nonostante il proseguire implacabile della malattia?
E’ assolutamente vero. Quello che mi ha colpito e commosso della storia di Marcella, da me mai conosciuta personalmente ma che ormai mi sembra abbia sempre fatto parte della mia vita, sono stati proprio il suo incommensurabile amore nei confronti della vita, la sua gioia nell’affrontarla ogni giorno con il sorriso, nonostante i dolori e le limitazioni imposte dai suoi problemi di salute. Non si lamentava mai, incoraggiava il prossimo a essere ottimista, inventava storielle e teatrini per i bambini, che amava particolarmente e “sentiva” più di altri, vicino alla propria fragilità.
E‘ giusto dire che, a diffrenza della “Divina Commedia”, ci troviamo di fronte a due Virgili? Girasole che guida Tulipano nell’ “Altrove”; e la farfalla bianca, messaggera e guida che, posandosi su oggetti e fotografie, aiuterà la sorella e i suoi familiari, nell’elaborazione del lutto, nella costruzione di un nuovo futuro e di una nuova speranza, fondati sulla duplice certezza della sconfitta della morte, e di una futura riunione?
Mi compiaccio e mi congratulo con Lei, per aver perfettamente interpretato, quanto ho cercato di imprimere nel libro. Per quanto riguarda i ruoli, se così si può dire, dei due Virgili, questi sono costituiti da Girasole che guida Tulipano a scoprire, nello scandagliarli, gli animi umani in tutte le loro sfaccettature, e dalla bianca farfalla, generata da un suo petalo, fedele messaggera, che raggiunge la sorella anche nei posti e nelle stagioni più impensabili, affinché narri la sua storia terrena, convincendola – e confortandola – della sua costante vicinanza, con l’implicita promessa di ritrovarla, insieme con coloro che l’hanno amata. E questo accadrà in un luogo, dove il tempo non esiste, per questo motivo è come se già fossero insieme. E’ stata proprio quella farfalla a ispirarmi, quando l’ho fatta diventare il “trait d’union”, che in ogni capitolo intreccia e congiunge il fruttodella fantasia alla realtà terrena di Marcella.
E’ vero che nei suoi libri, la lezione dei classici rinasce e germoglia, facendo fiorire contenuti e potenzialità, presenti nelle opere ma inespresse all’epoca?
Sin da ragazza, ho cercato di fare mia, e di mantenere nel tempo, la lezione appresa dai classici, e credo sia questa mia simbiosi con loro, se così posso permettermi di affermare, a far sì che sia stato proprio il “salto di epoche” a consentirmi di esprimere un’evoluzione, un cambiamento e quelle differenze che non sarebbe stato possibile esprimere all’ora.
E’ giusto dire che, a differenza del “Il piccolo principe”, i personaggi con cui si confronta, son sostituiti dalle diverse varietà di fiori?
E’ assolutamente giusto.
A questo proposito, perchè ha scelto proprio i fiori come protagonisti?
Ho scelto i fiori perchè, in virtù della “continuazione di vita” che ho inteso in dare, in un sogno fiabesco, a Marcella, mi è sembrato che i fiori costituissero l’innocenza in senso assoluto; sono puri, non fanno e non potrebbero mai fare del male, quindi, a mio avviso, rappresentano la personificazione del bene, del non-male, ancora una volta dell’AMORE incontaminato.
Sta pensando a un nuovo libro?
Pensare a un nuovo libro, ogni volta che arrivo alla fine dell’ultimo, è quasi un’ossessione che difficilmente riesco ad allontanare dala mia mente, ma per il momento è del tutto in embrione. Le idee sono più di una, ma sono confuse, s’intrecciano e si accavallano, come racchiuse tutte insieme, in un gomitolo che fatica a dipanarsi.

