Israele, o se vogliamo il governo Netanyahu non si ferma. Fa orecchie da mercante agli inviti, più o meno deboli e insicuri, che gli vengono da Occidente, da una Washington incerta nell’imminenza elettorale, e da un’Europa priva di unità e di direzione politica.
Tira dritto e non guarda in faccia a nessuno. L’azione delle forze israeliane in Libano si spinge fino a colpire una base UNIFIL, presidiata da forze italiane. Nessuna scusa di fronte alle rimostranze di Roma. La base, dicono i comandi israeliani, serviva da “scudo” a forze di Hezbollah…quindi….
Per altro Telaviv sa perfettamente che Roma, come le altre capitali europei, può lamentarsi e protestare. Ma solo questo. Non ha nessuna forza per incidere sulla situazione mediorientale. Meno ancora per tentare di intervenire sulla politica adottata da Israele.
Che, per altro, non si limita al Libano, dove è, ormai, evidente un’offensiva non solo aerea nel Sud, ma interviene anche in Siria. Colpendo con durezza quelle che, secondo i servizi israeliani, sarebbero basi operative di Hezbollah. E che, secondo Damasco, sarebbero, invece, insediamenti civili. Con un bilancio, per ora, di sette morti e numerosi feriti.
In ogni caso, il fatto che le milizie di Hezbollah siano in Siria per rintuzzare il tentativo di scalzare Assad da parte di ribelli sunniti fondamentalisti, non conta. È evidente la volontà di Netanyahu di colpire il, cosiddetto, fronte sciita. Ovvero tutti quegli alleati di Tehran che rappresentano la vera minaccia per Israele.
Perché, in effetti, il mondo sunnita resta impassibile ad osservare. E, tutto sommato, appare contento dell’azione israeliana volta ad indebolire, se non ad annientare gli eterni rivali sciiti. Oltre che quell’Iran degli ayatollah che risulta da tempo un vicino molto, troppo ingombrante per i Saud e i piccoli stati arabi circostanti.
Naturalmente, questo è l’atteggiamento, più o meno esplicito, delle élite di governo sunnite. E non è detto che sia davvero condiviso dai popoli arabi a queste soggette. Dove una sorda ostilità nei confronti degli israeliani, visti come longa manus dell’imperialismo occidentale, è più che tangibile. Anche se incapace di darsi una veste politica.
Sino ad ora, però. Perché sta cominciando a farsi vedere il turco Erdogan. Che non si limita più a discorsi più o meno accesi contro Israele e le sue politiche. Discorsi che, come ben sappiamo, lasciano il tempo che trovano. Ora, Erdogan sembra essere passato più decisamente all’azione, ancorché su un piano politico e diplomatico.
Dopo il riavvicinamento con l’Egitto di al-Sisi, il leader turco ha decisamente riaperto i canali con il siriano Assad. Invertendo rapidamente una politica che lo aveva visto, nel recente passato, sostenere parte delle forze siriane ribelli.
E dico “parte” per una ben precisa ragione, in quanto tra i ribelli contro la “dinastia” allawita di Damasco, vi erano, in parte ancora vi sono, i curdi. Ed Erdogan ha adottato una politica a doppio binario per lungo tempo, sostenendo la rivolta sunnita contro Assad, ma parallelamente colpendo con estrema durezza i curdi siriani. Rei di essere contigui ai ribelli di area turca.
Ora, però, Erdogan, il Sultano, ha evidentemente deciso che quella di Siria è una guerra persa. E che, quindi, è meglio ricostruire i rapporti con Assad, un tempo buoni. Anche perché, ora, il vero problema e costituito dalla strategia, offensiva, di Israele. Ed è questa, appunto, a suscitare disagio, e profondo malessere, anche in quel mondo sunnita sulla cui neutralità, se non proprio “simpatia”, Netanyahu sta facendo conto.
Erdogan potrebbe, quindi, divenire punto di riferimento per quei sunniti che non sono disposti a fare finta di nulla, o addirittura spalleggiare la strategia offensiva israeliana contro gli sciiti.
Certo, il Sultano è turco, non arabo. E questo costituisce, indiscutibilmente, un limite alla sua influenza nel mondo arabo mediorientale.
Tuttavia, la tensione creata dal governo Netanyahu, potrebbe sconvolgere i giochi. E le identità storicamente compatte. Spingendo parte del mondo sunnita medio-orientale a rompere con la connivenza di Sauditi e Giordani con Israele. Aprendo all’influenza dell’ingombrante vicino Turco.
E questo, necessariamente, avrebbe una, pesante, influenza sull’attuale conflitto tra Israele e paesi dell’area Sciita. Quanto pesante?
Difficile dirlo, almeno per ora.



