Merz, il pallido ed esangue Cancelliere tedesco, non perde occasione per straparlare della guerra con Mosca.
L’ultima trovata, è l’auspicio che la nuova Ungheria di Peter Magyar si allinei in tutto e per tutto con il fronte anti-russo. Che ne riuscirebbe, così, rafforzato.
Peccato, però, che Magyar abbia subito fatto crollare il castello di illusioni del buon Merz.
La sua Ungheria potrà avere anche diverse direttrici politiche rispetto a quella del suo predecessore, ma su una cosa non ha alcuna intenzione di cambiare opinione.
Nessuna arma, nessun rifornimento strategico all’Ucraina. E, soprattutto, nessuna rottura con Mosca.
Perché Budapest ha vitale necessità del petrolio e del gas russi. E non intende assolutamente rinunciarvi per una guerra di cui non capisce il senso. E per un “alleato”, l’Ucraina di Zelensky, che definire sospetto e inaffidabile sarebbe mero eufemismo.
Per altro Merz appare sempre più solo. Isolato. La sua politica sta portando la Germania non soltanto alla crisi economica – nella quale, ormai, è sprofondata – ma ben oltre questa. Verso la disgregazione.
Infatti praticamente tutto l’Est, che inevitabilmente risente più pesantemente della crisi, si sta polarizzando nel voto all’AfD.
AfD che Merz e i suoi stanno facendo di tutto per bollare come “partito nazista”, in modo da escluderlo dalle prossime tornate elettorali.
Operazione estremamente rischiosa, perché la Germania è una repubblica federale, e in molti Länder l’AfD è ormai quotato intorno al 40%. Se non oltre.
Per altro il Partito della nuova “destra” tedesca sta progressivamente crescendo anche all’Ovest. E questo non può non inquietare Merz e soci.
Che sentono lentamente l’acqua arrivare alla loro gola. Anche perché in molti, nell’establishment tradizionale tedesco, stanno cominciando a riposizionarsi.
Buon ultimo l’ex Cancelliere socialdemocratico Schröder, non certo tacciabile di essere un “nazista”. Ma che ha aperto alle posizioni internazionali dell’AfD sulla questione dell’importazione di gas dalla Russia.
Merz, per altro, non è un vero leader politico. Non ha nulla di un Kôhl, e neppure della pur rozza Merkel.
È sempre stato, solo, un alto funzionario di Black Rock. Imposto dalla finanza mondiale a Cancelliere della Germania. E asservito ad interessi assolutamente non tedeschi.
È sempre stato, e resta, il Cancelliere più debole della storia della Germania del dopoguerra. L’unico che ha dovuto sottoporsi all’umiliazione di due voti di fiducia del Bundestag. Passando solo la seconda volta, e per il rotto della cuffia.
In fondo, è una figura triste. Che sta cercando di condurre il gigante economico tedesco verso una, rovinosa, guerra ad oltranza con la Russia.
E lo sta, per altro, sempre più isolando in Europa, anche per le posizioni assunte totalmente a favore di Israele nella questione mediorientale.
È la maschera, sciallba, del declino della Germania. Non un novello Führer. Piuttosto un becchino.


