Claudia Sheinbaum. Dopo Andrés Manuel López Obrador, semplificato in Amlo, il Messico ha scelto una nuova presidente con un nome difficile da ricordare. Nulla a che fare con origini precolombiane, come la rivale del centrodestra Xóchitl Gálvez, perché la neopresidente è discendente di una famiglia ebraica. E toccherà a lei proseguire la politica di Amlo, populista e di sinistra ma caratterizzata da un evidente realismo. O forse Sheinbaum deciderà, con calma, di modificare le scelte del predecessore.
Perché Amlo ha sempre chiarito di essere profondamente contrario al turbocapitalismo del suo scomodo vicino nordamericano. Però ha ampiamente approfittato della guerra commerciale scatenata da Washington contro Pechino. E del capitalismo statunitense che ha investito nelle fabbriche in Messico per ridurre il costo del lavoro.
Poi Amlo strizzava l’occhio ai Paesi Brics, ma intanto faceva affari con gli yankee. E non si affannava più di tanto per frenare i flussi di migranti clandestini in marcia dall’America latina verso gli Usa. Perché più cresce la popolazione di lingua spagnola in Nordamerica e meglio è non solo in economia ma anche e soprattutto in una visione geopolitica di ampio respiro. In fondo l’anima messicana non ha mai dimenticato le guerre di Washington per rubare enormi territori, dal Texas alla California.
Non è detto che tutto questo faccia parte del bagaglio politico culturale di Sheinbaum. Che, a prima vista, pare più raffinata di Amlo e, dunque, meno pericolosa per Washington. Ed anche se, inizialmente, Obrador eserciterà una certa influenza sulla neopresidente, la voglia di autonomia di Sheinbaum emergerà in tempi brevi. E si vedrà se avrà voglia di occuparsi solo del Messico, con i gravi problemi legati ai narcos, o se porterà il suo Paese ad essere leader di un’America Latina che resta un nano politico privo di una guida credibile.

