Le Alpi sono un territorio ricco di minerali preziosi. Oro, cobalto, litio, uranio. C’è solo l’imbarazzo della scelta. Basta scavare. E sono numerose le società, anche internazionali, che hanno manifestato interesse a sondaggi e ad eventuali concessioni minerarie. Tutto vero. Com’era vera la Fontana di Trevi che Totò provava a vendere al turista italoamericano. E i minerali delle Alpi sono persino più veri rispetto ai filoni d’oro dei film western, perfetti per truffare aspiranti cercatori.
Però, secondo i propinatori di tranquillanti, lo scopo finale potrebbe essere simile. Con la differenza che alcune società internazionali utilizzerebbero le notizie su minerali e concessioni sulle montagne italiane per far crescere il valore in Borsa dei titoli azionari.
Dunque i timori espressi da numerosi sindaci e consiglieri dei comuni alpini piemontesi dovrebbero essere ridimensionati. O forse no. Perché non tutte le società interessate hanno fatto rally in Borsa. E, soprattutto, perché il prezzo dell’uranio sta lievitando. E il trend proseguirà anche perché il Niger ha tagliato le forniture alla Francia, perché nel mondo si moltiplicano le centrali nucleari ma sono in buona parte affidate ai russi, e perché – non ultimo – Draghi ha ordinato all’Europa di diventare autonoma nell’approvvigionamento di materie prime, dal momento che l’Occidente Collettivo sta litigando con tutto il resto del mondo.
Prezzi più alti, guerrafondai scatenati, speculatori in arrivo. Ovvio che i montagnard si preoccupino per il loro territorio. Cosa possono importare le Alpi ai mercanti di armi? Ai tifosi dell’economia di guerra? Si può distruggere la montagna poiché siamo in emergenza, si possono deportare gli abitanti, i giovani possono venire spediti come volontari per combattere i russi cattivi. E se non arriva la guerra bisogna pur alimentare le centrali nucleari. Quelle future in Italia, quelle attuali in Francia.
Tutti timori senza fondamento, si spera. Pur senza certezze perché la trasparenza è una sconosciuta.
Però la polemica che ne è scaturita, con comunicati stampa non concordati, accuse e difese conseguenti, potrebbe provocare qualche strascico. Soprattutto a livello di Uncem locale. Alcuni sindaci starebbero meditando l’uscita dall’associazione dei comuni, comunità ed enti montani, in polemica con il presidente piemontese. Non sarebbero neppure i primi, perché altri hanno già abbandonato l’unione a guida gauchista.
Ma, paradossalmente, gli schieramenti partitici non hanno alcuna rilevanza. Gli scontri si verificano su fatti concreti ed anche per problemi caratteriali. Mentre, a livello regionale, il centrodestra che governa il Piemonte fa di tutto per soddisfare le richieste, e le pretese, della sinistra che gestisce l’Uncem.
D’altronde tutta la politica del centrodestra piemontese è caratterizzata dal tentativo di non infastidire l’oppofinzione. Che si tratti di montagna, di cultura, di turismo, di feste e sagre. O di guerre. I risultati, sul territorio, sono pessimi, ma si evitano le polemiche..
Minerali preziosi sulle Alpi. Come la Fontana di Trevi di Totò? O come lo sfruttamento di Draghi?
Le Alpi sono un territorio ricco di minerali preziosi. Oro, cobalto, litio, uranio. C’è solo l’imbarazzo della scelta. Basta scavare. E sono numerose le società, anche internazionali, che hanno manifestato interesse a sondaggi e ad eventuali concessioni minerarie. Tutto vero. Com’era vera la Fontana di Trevi che Totò provava a vendere al turista italoamericano. E i minerali delle Alpi sono persino più veri rispetto ai filoni d’oro dei film western, perfetti per truffare aspiranti cercatori.
Però, secondo i propinatori di tranquillanti, lo scopo finale potrebbe essere simile. Con la differenza che alcune società internazionali utilizzerebbero le notizie su minerali e concessioni sulle montagne italiane per far crescere il valore in Borsa dei titoli azionari.
Dunque i timori espressi da numerosi sindaci e consiglieri dei comuni alpini piemontesi dovrebbero essere ridimensionati. O forse no. Perché non tutte le società interessate hanno fatto rally in Borsa. E, soprattutto, perché il prezzo dell’uranio sta lievitando. E il trend proseguirà anche perché il Niger ha tagliato le forniture alla Francia, perché nel mondo si moltiplicano le centrali nucleari ma sono in buona parte affidate ai russi, e perché – non ultimo – Draghi ha ordinato all’Europa di diventare autonoma nell’approvvigionamento di materie prime, dal momento che l’Occidente Collettivo sta litigando con tutto il resto del mondo.
Prezzi più alti, guerrafondai scatenati, speculatori in arrivo. Ovvio che i montagnard si preoccupino per il loro territorio. Cosa possono importare le Alpi ai mercanti di armi? Ai tifosi dell’economia di guerra? Si può distruggere la montagna poiché siamo in emergenza, si possono deportare gli abitanti, i giovani possono venire spediti come volontari per combattere i russi cattivi. E se non arriva la guerra bisogna pur alimentare le centrali nucleari. Quelle future in Italia, quelle attuali in Francia.
Tutti timori senza fondamento, si spera. Pur senza certezze perché la trasparenza è una sconosciuta.
Però la polemica che ne è scaturita, con comunicati stampa non concordati, accuse e difese conseguenti, potrebbe provocare qualche strascico. Soprattutto a livello di Uncem locale. Alcuni sindaci starebbero meditando l’uscita dall’associazione dei comuni, comunità ed enti montani, in polemica con il presidente piemontese. Non sarebbero neppure i primi, perché altri hanno già abbandonato l’unione a guida gauchista.
Ma, paradossalmente, gli schieramenti partitici non hanno alcuna rilevanza. Gli scontri si verificano su fatti concreti ed anche per problemi caratteriali. Mentre, a livello regionale, il centrodestra che governa il Piemonte fa di tutto per soddisfare le richieste, e le pretese, della sinistra che gestisce l’Uncem.
D’altronde tutta la politica del centrodestra piemontese è caratterizzata dal tentativo di non infastidire l’oppofinzione. Che si tratti di montagna, di cultura, di turismo, di feste e sagre. O di guerre. I risultati, sul territorio, sono pessimi, ma si evitano le polemiche..
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