Molinari frigna per il mancato confronto all’università. Ma Repubblica è sempre a senso unico

19 Marzo 2024

Tutti indignati, a partire da Mattarella, per il rifiuto di un gruppo di universitari di far parlare Maurizio Molinari, direttore del quotidiano La Repubblica, all’Ateneo di Napoli. Dov’è il pluralismo? Dov’è la libertà di parola? Dov’è il confronto. Di sicuro tutto questo pluralismo, tutta questa libertà di parola non si vedono sul quotidiano di Molinari. E neppure sulla gemella del gruppo Elkann, La Busiarda.

Forse, per Molinari ed i suoi donatori di stipendio, il pluralismo consiste nell’essere gli zerbini di Biden e Netanyahu, con l’aggiunta immancabile di Zelensky. E il dibattito che compare su Repubblica è limitato ai litigi tra i tre. Ma adesso si è aggiunto anche Napotopo Macron, così pacifista da chiedere a Putin di sospendere la guerra in Ucraina durante le olimpiadi di Parigi. Alle quali, ovviamente, i russi non possono partecipare a differenza degli israeliani. Ma per Molinari ed i suoi è giusto così.

O, forse, per il direttore di Repubblica il pluralismo consiste nello spazio concesso a Berizzi per sfogare i suoi incubi. Il poveretto vede fascismo e fascisti ovunque, ne è ossessionato ed è diventato il principale interprete di un filone che non spicca per originalità ma che fa proseliti nelle redazioni politicamente corrette. Calano i lettori, si moltiplicano le rubriche di denuncia del “pericolo nero”.

Un pericolo che si annida anche nelle università. E che, per fortuna, viene estirpato dai bravi giovani della gauche fluida e politicamente corretta che, però, si trasformano in cattivoni intolleranti se estirpano Molinari e le sciocchezze su un antisemitismo fomentato da palestinesi e arabi vari che sono semiti esattamente come gli ebrei. Anche se Mattarella, il governo, l’oppofinzione e Repubblica fingono di non saperlo.

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