Serena Mollicone? Morta per un raffreddore. Sei statunitense? Puoi assassinare a coltellate un carabiniere, Cerciello Rega, e vai agli arresti domiciliari perché non sapevi che si trattasse d’un rappresentante delle forze dell’ordine (dunque se sei yankee e ammazzi un italiano qualunque ti danno anche un premio). Ti fidi delle istituzioni e degli esperti e non scappi dall’Aquila dopo le prime scosse di terremoto? Colpa tua se crepi, ed i famigliari devono anche pagare le spese processuali per aver osato disturbare lorsignori.
È la giustizia italiana, bellezza. E sono soltanto le sentenze degli ultimi giorni. Ma guai a mettere in dubbio l’imparzialità, la correttezza, la perfezione del sistema giudiziario italiano. L’impressione generale è che ci siano sempre due pesi e due misure. I nordamericani non si toccano. Non basta proteggere i criminali assassini in divisa, come i responsabili della strage del Cermis. Anche i tossici a stelle e strisce devono essere tutelati, persino se ammazzano un carabiniere che sta cercando di bloccarli.
In compenso, nel caso di Serena Mollicone, l’accusa riteneva colpevole un carabiniere e la sua famiglia. La sentenza assicura che mancavano le prove. Può essere, ma bisognerebbe anche cercarle, le prove. Anche quando sono scomode. Quanto al terremoto dell’Aquila, è vero che un sisma è imprevedibile, ma andare in TV a tranquillizzare la popolazione, con tanto di qualifica di massimo esperto, forse non è il massimo per favorire la fuga della popolazione. Perché, se hai la qualifica di esperto, dovresti avere oneri ed oneri, non solo onori e denari.
Però la magistratura è intoccabile. Loro hanno potere di vita e di morte, di libertà e di prigionia. E fanno anche la morale sulla capacità della plebe di comprendere il bene e il male. Se ti dichiari innocente, sei già mezzo colpevole perché non sei pentito. Anche di ciò che non hai fatto.
E se un omicidio, dopo 20 anni, non ha un colpevole, non è perché le indagini sono state fatte male, ma perché, evidentemente, la vittima si era suicidata o era morta per cause naturali per poi marciare, da zombie, verso un nascondiglio impervio.

