Montanelli, Evola e Cioran. La fascinazione di Codreanu

14 Agosto 2026

 

Lo scrittore, filosofo, pittore ed esoterista Julius Evola ha un solo incontro con Codreanu nella primavera del 1938. L’abboccamento avviene in circostanze piuttosto difficili in quanto il governo, per evitare visibilità internazionale al Movimento Legionario, espelle immediatamente gli stranieri entrati in contatto con lui. Lo scambio di idee è molto cordiale, ha lasciato scritto Evola, preceduto da un caratteristico rito tradizionale di ospitalità: l’offerta su un piattino di un po’ di marmellata e di un bicchiere d’acqua.

Siccome è impossibile intendersi in rumeno, il colloquio avviene in lingua francese, idioma che Codreanu padroneggia agevolmente, avendo compiuto studi universitari in Francia fra il 1925 ed il 1927 ed ottenuto il Dottorato in Economia presso l’Ateneo di Grenoble.

Si discute della “Rivolta contro il mondo moderno“, da poco uscita in lingua tedesca e che ha avuto una notevole risonanza nell’Europa Centrale.

Si passa poi ad alcuni aspetti della dottrina legionaria, che riflettono il comune interesse per una base spirituale e tradizionale da dare alla lotta politica.

L’ultimo tema trattato sono le differenze e le affinità tra la Guardia e Fascismo e Nazionalsocialismo.

Alla fine, in segno di simpatia, Corneliu offre al grande filosofo tradizionalista un distintivo del Movimento: un cerchietto con una specie di grata grigia su fondo nero.

“Le sbarre della prigione, da cui tante volte abbiamo visto il sole” dice il Capitano, alludendo alle frequenti persecuzioni subite da lui e dai suoi compagni.

Rievocando il suo incontro con Codreanu, Evola riporta le sue impressioni in due articoli per il quotidiano ferrarese “Corriere Padano” del 14 aprile 1938, dal titolo “ Nazionalismo e ascesi. La Guardia di ferro”, e del 6 dicembre 1938 “Dopo l’assassinio di Codreanu. La tragedia del legionarismo rumeno” e sul settimanale illustrato Quadrivio dell’ 11 dicembre 1938, dal titolo “Nella tormenta rumena. Voci d’oltre tomba”.

Questi articoli, grazie alla collaborazione del comune amico Gianfranco de Turris, mi sono stati consegnati di persona da Jiulius Evola nella sua casa di corso Vittorio Emanuele 197 a Roma e sono stati riproposti nel mio “Codreanu L’arcangelo trafitto” edito da Idrovolante nel 2026.

Pare che Indro Montanelli, sperando in una intervista che il capo legionario era assai restio a rilasciare a chiunque, abbia incontrato Corneliu a Bucarest, poco prima del suo arresto e della tragica fine.

È stato incuriosito da un ex anarchico fiorentino Berto Ricci, carismatico direttore de “L’Universale”, testata propugnatrice di un fascismo rivoluzionario e universale, grande estimatore di Codreanu.

Contando sulla sua conoscenza con Horia Sima, successore di Codreanu alla guida della Guardia di ferro, Montanelli ritornato in Romania come inviato del Corriere della Sera, l’11 ottobre 1940 pubblica sul quotidiano milanese un articolo da titolo “Codreanu ed i suoi vendicatori”.

Questo il tacitiano ricordo di Corneliu: “Sobrio fino all’astinenza. Digiunava il martedì ed il venerdì. Non aveva nessuna idea del denaro. Non lo disprezzava nemmeno; non lo capiva, non ne aveva mai… Sua moglie doveva sottrargli di nascosto il denaro quando ce n’era, per impedirgli di farne dono ai poveri ed agli amici, poveri anch’essi… Codreanu era alto un metro e novanta.

Il suo viso era ovale e puro, sempre serio, con due rughe sottili tra le sopracciglia. Gli occhi erano, con la vice calda e sonora, la cosa più bella: due grandi occhi turchesi incastonati in orbite fonde, fermi, velati di tristezza”.

Un precedente articolo di Indro, sempre da Bucarest, per il Corriere del 3 agosto 1940, si intitolava “Gli dei se ne vanno”.

“Un torbido mondo di furbi ebrei, di ingegnosi trafficanti, di francesi accapparatori, di falsi giornalisti, di banchieri senza scrupoli e dí sfruttatori, è in via di liquefazione”.

Nel testo parole pesanti per chi ha conosciuto il Montanelli degli ultimi anni: “La cricca giudiziaria ed il codazzo di giornalisti, banchieri e politicanti che li seguivano e se ne nutrivano, aveva due quartier generali: una era la loggia massonica, ora disciolta, l’altra il blocco finanziario anglo-francese (Banca Commerciale Rumena, filiale di Parigi e Bank of Romania la cui sede centrale è a Londra)”.

In una telefonata del 28 settembre 1993 con Claudio Mutti, Montanelli professò ancora ammirazione per Codreanu definendolo “una figura straordinaria ed unica”.

Non concesse però l’autorizzazione a pubblicare in libro i suoi articoli dell’ agosto-ottobre 1940 dedicati a Corneliu, alla Guardia di Ferro, alla Romania e all’avvento al potere del maresciallo Antonescu.

Eccellente ed urticante prosatore nella lingua francese come Ionesco è Emil Cioran, saggista, filosofo, impareggiabile aforista, nato a Rasinari in Transilvania nel 1911, da padre pope ortodosso.

Dal 1933 al 1935 vive a Berlino, ammaliato dal vitalismo e dal misticismo dei nazisti, influenzato da Leopardi, Nietzsche, Schopenhauer, Heidegger, condividendo anche la teoria dell’assurdo di Ionesco. Dal 1935 al 1940 ha rapporti abbastanza stretti con la Guardia di Ferro, insieme alla sua famiglia.

Scrive nel 1936 “Trasfigurazione della Romania” prendendo posizioni estremamente chiare e decise: “La Romania, prima di Codreanu, era un Sahara. Il Capitano ha introdotto l’onore in una nazione di servi, l’orgoglio in un gregge di invertebrati”.

Questo testo sará ristampato nel 1941, ampliato con un elogio funebre per Corneliu, dal titolo “La vita interiore del Capitano”.

Trasferitosi in Francia dalla seconda guerra mondiale, sarà attratto dal partito fascista di Doriot e dal febbraio al maggio 1941 rivestirà la carica di consigliere culturale presso la Legazione rumena di Vichy.

Nel dopoguerra sarà accusato di antisemitismo per alcuni testi pubblicati fra il 1936 ed il 1937.

Nel 1948 suo fratello Aurel sarà condannato dal regime comunista rumeno a 17 anni di carcere, 8 anni di lavori forzati e 9 di ospedale psichiatrico, per non aver mai abiurato la sua fede in Codreanu e nel fascismo.

Il 24 giugno 1950 Cioran riceverà a Parigi, per il suo “Sommario di decomposizione”, edito da Gallimard, il Premio Rivarol, da una giuria che annoverava Andrè Gide, Gabriel Marcel e Jules Romains.

Cioran, nonostante il successo letterario e la notorietà, nel dopoguerra vivrà in povertà, in semplicità ed esule in Francia, in un appartamento mansardato a Parigi in rue de l’Odeon, 21.

Unica concessione la sua ironia, il suo disincanto, la rabbia e la sofferta libertà di dare giudizi corrosivi ed al vetriolo su comunisti, marxisti e scialbi e pasciuti politicanti democratici.

Sarà particolarmente caustico e paradossale nei confronti del “papa laico” Sartre e del suo regno sulle lettere francesi.

Su suggerimento di Claudio Quarantotto e mio, con la suggestione del premio Acqui Storia, nel 1969 e 1971 le Edizioni del Borghese pubblicano, prime in Italia, due libri di Cioran “Storia e utopia” e “I nuovi dei”.

Emil raggiungerà fama mondiale, scrivendo non in rumeno ma in un tagliente ed essenziale francese e non accetterà più altri prestigiosi premi assegnatogli: il Roger Nimier, il Saint Beuve ed il Combat.

Secondo quanto riferisce il romanziere spagnolo Fernando Savater in Contrattempi, edito in Italia da Laterza nel 2005, Emil nel 1981 avrebbe addirittura rifiutato il premio Nobel per la Letteratura, poi assegnato ad Elias Canetti (“21 rue de l’Odeon. Quando Cioran rifiutò il premio Nobel”).

Condividi

Trending posts

Leggi anche