Si chiamava Königsberg, Il Monte del Re, ed è stata fondata dai Cavalieri Teutonici nel 1255, sulle rovine di un antico insediamento dei Sami, popolo pruteno sconfitto e conquistato.
Una enclave tedesca fino al 1945. Quando divenne parte integrante dell’URSS e della Repubblica socialista russa col nome di Kaliningrad. Nome di un rivoluzionario bolscevico che, con la città baltica, mai nulla aveva avuto a che fare.
Da allora Kaliningrad è il principale porto russo sul Baltico. Porto commerciale, certo, ma ancora di più base fondamentale per la flotta russa. Che vi mantiene una forte presenza.
E proprio da questo bisogna partire. Non dalla storia, per altro molto complessa e controversa, bensì dalla pura realtà dei fatti attuali.
Kaliningrad è una città integralmente russa. E, soprattutto, un porto fondamentale sul Baltico.
Il fatto che gli Svedesi, neofiti della NATO, con l’appoggio consistente dei tedeschi organizzino simulazioni belliche a poco più di 200 km dal confine, non può sinceramente lasciare indifferenti.
Soprattutto non lascia indifferenti i comandi militari russi, che leggono la cosa come una minaccia diretta e neppure velata.
Per altro già cinque anni fa, un ammiraglio americano aveva detto che la acquisizione russa della Crimea poteva venire compensata strategicamente togliendo a Mosca l’enclave di Kaliningrad.
E, a quanto pare, la posizione della NATO non è mutata, pur a fronte del disastro militare in Ucraina.
Tant’è che Washington, o meglio il Pentagono sta puntando a circondare Kaliningrad con una serie di basi militari. Che facilmente potrebbero soffocarla, e soprattutto inibire il movimento della flotta russa nel Baltico.
Se questo si avverasse, e appare molto prossimo a divenire realtà, il Cremlino non potrebbe più tergiversare. Il rischio, estremamente concreto, sarebbe trovarsi con un coltello alla gola.
Ora, è evidente che il calcolo dei comandi NATO preveda che la Russia non oserebbe andare fino in fondo per difendere Kaliningrad. E, quindi, di fatto finirebbe col subire questa sconfitta.
Sinceramente non mi riesce di comprendere su cosa si possa mai fondare questo calcolo. Soprattutto dopo questi anni di guerra in Ucraina, che hanno reso chiaro come il Cremlino non sia più disposto a subire. E a pagare pesanti scotti.
Certo, nel caso di Kaliningrad ci sarebbe, estremamente concreto, il rischio di un conflitto nucleare. Ancorché, si spera, tattico e regionalizzato. Si spera…ma non vi è alcuna certezza.
Il rischio, dunque, è gigantesco. Eppure sembra che i comandi NATO non lo prendano neppure in considerazione. E tirino dritto, utilizzando intanto svedesi e tedeschi come strumenti di provocazione.
Kant era di Köninsberg. Quando la città fu occupata e annessa, per un periodo abbastanza breve, all’Impero Russo, non ebbe alcun problema a giurare fedeltà alla Zarina.
Altra epoca. Altre fedeltà. Altra razionalità…purtroppo.


