Mi si nota di più se sparo sulla croce rossa attaccando la legge di un ministro appena costretto alle dimissioni o se sto zitto a provo a fare un film di nuovo decente? Nanni Moretti ha scelto la prima soluzione. L’ha scelta a Venezia, di fronte al ministro delle pozzanghere, appena insediato. D’altronde era in buona compagnia, di altri registi che non vogliono rinunciare al denaro pubblico. Comprensibile, soprattutto se sei consapevole di aver esaurito la vena creativa e sei una stella solo grazie alle critiche compiacenti dei colleghi e dei giornalisti di area.
Però tutti questi sedicenti artisti, creativi, stelle, divi del cinema, registi da onanismo intellettuale ed aspiranti tali, dovrebbero spiegare una cosa soltanto: perché un contribuente normale, senza particolare velleità artistiche tantomeno in ambito cinematografico, dovrebbe pagare le prestazioni sanitarie private solo perché il denaro pubblico è stato dirottato, dagli esperti della gauche intello, a finanziare le opere cinematografiche di Ginevra Elkann? Opere talmente fondamentali da essere state totalmente ignorate dal pubblico pagante.
Allora o lorsignori tirano fuori, di tasca propria, il denaro pubblico sprecato su indicazione dei loro esperti compagni che hanno finanziato le cagate pazzesche dell’erede Elkann, oppure devono avere la decenza di tacere, ora e sempre, sulla riforma voluta dal ministro delle cerimonie partenopee, unica iniziativa sacrosanta partorita in due anni.
Anche perché i soldi pubblici sprecati per la Elkann non sono stati gli unici. I compagni hanno finanziato i compagni sulla base della fede comune, non per la qualità dell’opera. Dunque è ora di restituire il maltolto.
Nanni Moretti e compagni in difesa dei soldi pubblici regalati agli Elkann
Mi si nota di più se sparo sulla croce rossa attaccando la legge di un ministro appena costretto alle dimissioni o se sto zitto a provo a fare un film di nuovo decente? Nanni Moretti ha scelto la prima soluzione. L’ha scelta a Venezia, di fronte al ministro delle pozzanghere, appena insediato. D’altronde era in buona compagnia, di altri registi che non vogliono rinunciare al denaro pubblico. Comprensibile, soprattutto se sei consapevole di aver esaurito la vena creativa e sei una stella solo grazie alle critiche compiacenti dei colleghi e dei giornalisti di area.
Però tutti questi sedicenti artisti, creativi, stelle, divi del cinema, registi da onanismo intellettuale ed aspiranti tali, dovrebbero spiegare una cosa soltanto: perché un contribuente normale, senza particolare velleità artistiche tantomeno in ambito cinematografico, dovrebbe pagare le prestazioni sanitarie private solo perché il denaro pubblico è stato dirottato, dagli esperti della gauche intello, a finanziare le opere cinematografiche di Ginevra Elkann? Opere talmente fondamentali da essere state totalmente ignorate dal pubblico pagante.
Allora o lorsignori tirano fuori, di tasca propria, il denaro pubblico sprecato su indicazione dei loro esperti compagni che hanno finanziato le cagate pazzesche dell’erede Elkann, oppure devono avere la decenza di tacere, ora e sempre, sulla riforma voluta dal ministro delle cerimonie partenopee, unica iniziativa sacrosanta partorita in due anni.
Anche perché i soldi pubblici sprecati per la Elkann non sono stati gli unici. I compagni hanno finanziato i compagni sulla base della fede comune, non per la qualità dell’opera. Dunque è ora di restituire il maltolto.
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