Tout va très bien, madame la marquise. Non vale solo per le menzogne propinate da famigli e famigliari di Giorgia a proposito dell’economia italiana, con il sostegno dei giornalisti di servizio. Vale anche per la Francia, per il vino francese orgoglio nazionale. Con un calo dei consumi che colpisce soprattutto i rossi, ma con un consistente aumento dei prezzi dei vigneti più pregiati, soprattutto verso Nord.
Nel Sud della Francia si difendono solo Châteauneuf-du-Pape, la Corsica, alcune limitate aree della Savoia e del Languedoc, così come le sole denominazioni di prestigio di Bordeaux (Pauillac, Pomerol, Saint-Julien, Margaux). Evidentemente non si tratta di “effetto clima” poiché, il tal caso, tutta la zona alpina sarebbe premiata, e così non è.
Il resto dell’Esagono deve invece affrontare la crisi. A soffrire è soprattutto il valore dei vigneti del Rodano meridionale e del Bordolese, persino nel Médoc, che reclamano da tempo contributi per l’espianto delle viti.
D’altronde aumentano, e non di poco, le difficoltà sul fronte delle esportazioni. La Cina si fa i vini suoi e, di certo, i comportamenti di Napotopo Macron non aiutano a migliorare i rapporti con numerosi Paesi del Sud globale. L’arroganza del presidente, anche in occasione del recente incontro con Xi Jinping, non ha certo migliorato l’immagine della Francia e dei prodotti francesi. Ma non aiuta neppure sui mercati dei Paesi amici, a partire dagli Usa.
In compenso le difficoltà dei produttori potrebbero facilitare le esportazioni, a basso prezzo, verso l’Italia che non può permettersi – se non per qualche piccola nicchia di consumatori – di pagare i prezzi richiesti per le bottiglie di maggiore prestigio. Ormai, nella Gdo italiana, si trovano facilmente vini francesi a prezzi più bassi rispetto alle bottiglie italiane.

