È Natale, ormai. Fuori fa freddo, certo…ma non è gelido. Due gradi sotto zero, e, poi, la neve dei giorni scorsi è già, più o o meno, dissolta.

 

Più che altro, la sera è permeata dal silenzio…solo una musica proviene dai Mercatini natalizi, nella piazza del Municipio, che non è distante.

Ma, se chiudi le finestre – e con questo freddo non puoi fare diversamente – non la si sente. Ed è, appunto, silenzio.

Ho addobbato la casa, nelle settimane scorse. E stasera preparato per la cena. Pasta al forno, con polpettine e uova sode, e mozzarella. Gli ziti, secondo una tradizione meridionale – i nonni paterni venivano dagli Alburni – che continua, e si mantiene viva, nella mia famiglia.

Ma ora sono solo. Mio figlio è in camera. Non si sa a fare che cosa…forse legge….o dormicchia…o gioca con il tablet.

La solitudine, il silenzio che mi avvolge, non mi pesano. Anzi…

Natale inquieto, almeno nei giorni trascorsi. Una sorta di Natale di guerra, anche se non ne siamo coscienti. Anche se ci vogliamo illudere che così non sia.Il mondo, intorno a noi, sta esplodendo. E fingiamo che così non sia. L’Ucraina, i Balcani, il Medio Oriente…la Siria fatta a pezzi, la Giordania sull’orlo del tracollo. Il Libano…il massacro di Gaza.

Sembrano cose lontane…e, invece, stanno avvenendo sulla porta di casa.

Ho acceso le luci dell’abete. E il presepe è pronto. Tutto, dunque, è a posto. Sotto l’albero, mancano solo i regali. Li metterò dopo. Ora…mi godo questo silenzio. Questo stare solo. Ha un suo fascino, sottile.

Penso…o meglio lascio che i pensieri scorrano. Le immagini, frammentarie e disordinate, si affastellano davanti.

 

Natale inquieto, dicevo. Febbrile la corsa di questi ultimi giorni. Quasi ci si volesse dimenticare della crisi imminente. Si volesse fingere, ed illuderci, che così non sia.

 

Lascio, per un po’, vagare la fantasia. Per dimenticare, forse. O per evadere da questo Mondo che diventa, ogni giorno, ogni notte, più…costringente. E opprimente.

 

Natale…per i cristiani l’avvento di Gesù. La sua nascita. Che, per altro, non è suffragato da alcuna fonte storica. E il racconto è quello di Luca. E degli Apocrifi, soprattutto. Nessuno di quelli che ne scrissero era presente.

Certo, la capanna,o grotta. I pastori. La cometa. Ma sono simboli. E simboli precedenti, che il cristianesimo ha assorbiti e fatti propri nel tempo. Nonostante la, malcelata, ostilità della Chiesa. E dei suoi Padri. Che parlavano della Pasqua. Della Resurrezione. Al massimo dell’Epifania, ma come battesimo del Giordano.

 

Però il Natale  nel tempo, ha prevalso. E l’antica festa del Sole, il Solstizio che preannuncia la rinascita, il Sol Invictus di Aureliano sono state assorbite dalla Grotta. E dall’immagine del “bambino”.

In fondo, ora, non ha importanza. L’unica cosa che, davvero, conta sono questi momenti di silenzio. Questo starsene al caldo, prima della Cena. E attendere…

 

Già…attendere…ma che cosa?

Per lo più, sembra un’attesa priva di senso. Solo uno stordirsi per rimandare, differire, celare a noi stessi, l’angoscia del tempo presente. Uno iato di silenzio nel frastuono che ci circonda e sommerge.

 

Eppure, vi è qualcosa che non mi persude. Forse sarà solo desiderio di evasione. Di fuga, momentanea, da questo reale sempre più oppressivo.

Eppure… In tutto questo vi è un anello che non tiene…qualcosa che ti fa respirare più profondamente. Che ti dà una qualche speranza.

 

Intanto, ascolto il silenzio. E attendo la Mezzanotte. Il Sole, ormai, sta risorgendo. O, se preferite, Gesù sta per nascere.

È Natale. E quelle che iniziano stasera sono, per tradizione, dodici Notti “magiche”.

 

Ed è di questa Magia che abbiamo un disperato bisogno.

 

Buon Natale a tutti

 

 

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