Naval’nyj. Chi era?

17 Febbraio 2024

 

 

Aleksej Anatol’evic Naval’nyj è morto. Nel carcere, estremamente duro, di Charp, nell’estremo nord della Siberia. Oltre il circolo polare.

Come sia morto veramente non è dato saperlo. Né mai, probabilmente, lo sapremo. La Russia cela profondamente i suoi segreti. E i Misteri costellano la sua, complicata, storia. Antica e recente.

 

I Media occidentali, pronta cassa di risonanza delle Cancellerie Europee e, soprattutto di Washington, hanno subito indicato in Vladimir Putin il mandante, diretto o indiretto, di questa morte. Definendo Navale’nyj come il maggiore oppositore dello Zar.

Tuttavia, fare la tara su questo certificato di leader dell’opposizione “democratica” mi sembra necessario. E non per un “putinismo” pregiudiziale. Non sono un tifoso. O, per lo meno, non lo sono in politica internazionale. Sono un realista politico. Quindi uso ad analizzare i fatti per quello che sono. E per quanto mi è dato sapere.

 

Maggior oppositore di Putin… Navaln’yj, in verità, mi risulta sia andato alla conta dei voti una volta soltanto. Prendendo circa il 25% dei suffragi nell’elezione a Sindaco di Mosca. Non a Presidente della Federazione Russa. Come dire che Calenda, a suo tempo candidato a Sindaco di Roma e confortato di un 20% circa, rappresenti oggi il maggior oppositore di Giorgia Meloni. Anche se il suo partito è un prefisso telefonico.

 

Certo, Naval’nyj rappresentava una spina per lo Zar. E, soprattutto, per il suo partito, Russia Unita, egemone nella Duma e nel paese.

Era un blogger molto seguito. E aveva dato vita a diversi centri, e movimenti, anti-corruzione. Alcuni anni fa, un sondaggio di agenzie occidentali gli attribuiva il consenso, potenziale, dell’elettorato intorno al 5%. Non è poco, e spiega il successo delle manifestazioni anticorruzione da lui organizzate, nonché le proteste, affollate, per il suo arresto. Ma dire che per Putin rappresentava una minaccia elettorale… beh, mi sembra un po’ eccessivo.

 

Anticorruzione. Paladino della lotta contro l’egemonia di Russia Unita che, a suo dire, rappresenta un potere corrotto che impoverisce la Russia.

Ma questa è stata solo l’ultima incarnazione assunta da Naval’nyj nella sua, funambolica, carriera politica.

Aveva esordito nelle file di Jobloko, partito di ispirazione liberale. Nell’ala, però, più decisamente nazionalista. Ed infatti ne era stato espulso per le sue posizioni troppo estremiste. I contatti e legami, mai negati o ripudiati, con gruppi considerati xenofobi e, addirittura, di derivazione neo-nazista.

 

E infatti era stato più volte segnalato, ed anche condannato da agenzie occidentali – in primis Amnesty International – per le sue affermazioni. Il suo, dichiarato, odio per l’immigrazione, e per i paesi caucasici della Federazione. Ceceni, osseti, per non parlare di georgiani e azeri (vicini di casa) venivano da lui definiti “culi neri”.

Era decisamente islamofobo. E sostenitore della supremazia razziale dei russi.

Per inciso, sosteneva anche la necessità di riportare Ucraina e Bielorussia sotto il dominio di Mosca.

 

Innumerevoli i processi in cui era stato accusato di fomentare l’odio razziale verso i caucasici all’interno della Federazione. Ed anche con l’accusa di corruzione. Molti di questi processi antecedenti l’ascesa di Putin.

 

Note per altro, e mai negate, le sue relazioni con organizzazioni statunitensi. E con l’MI6. Il servizio segreto britannico.

Nel tempo, certo, aveva smussato molti angoli. E cambiato alcune posizioni. Restavano, però, sul fondo il suo acceso nazionalismo e la sua, sostanziale, xenofobia. Sulla quale, in Occidente, si sono voluti chiudere entrambi gli occhi, per le sue, virulente, campagne contro Putin. Il suo tentare, in ogni modo, di tessere alleanze fra tutte le forze di opposizione per scalfirne il potere. Senza dimenticare l’altro grande odio, reciproco, per il leader Ceceno, Kadyrov.

 

Era un uomo complesso, Naval’nyj. Con una grande intelligenza, un forte carisma… e molti lati oscuri.

La sua morte – dopo i molti attentati subiti in precedenza – suscita indiscutibilmente dubbi e sospetti.

Di qui a dire che “è stato Putin” il passo è, però, troppo lungo.

 

Sembra un romanzo di spionaggio. Di quelli dei tempi della guerra fredda. Un intrico di rapporti, doppi agenti, spie e traditori.

Però una cosa è certa. Naval’nyj, con tutte le sue iniziative e le sue capacità (tra cui un indiscutibile coraggio) non rappresentava una minaccia per Putin.

Era un suo nemico giurato. Ma non il suo rivale.

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