Non dire Parco se c’è la burocrazia

2 Aprile 2024

“Anche questo Parco farà parte delle Aree protette di importanza provinciale gestite dalla Città Metropolitana che da 15 anni ha in capo ben 8 tra parchi e riserve senza avere né il personale né le risorse per la vigilanza e la gestione. Il nuovo Parco sarà l’ennesimo emblema del malfunzionamento della gestione delle aree protette e rappresenterà soltanto un costo che ricadrà sui Comuni. Avremmo potuto sperimentare una protezione ambientale in grado davvero di incidere sulle scelte sostenibili per l’Eporediese. Ivrea, e i comuni intorno, come laboratorio operativo di sviluppo sostenibile. Invece ha vinto un’idea vecchia, costosa, burocratica, senza visione di futuro”.

E meno male che la Coldiretti doveva rappresentare la cinghia di trasmissione del governo di destracentro nel mondo agricolo. Invece la decisione della Regione Piemonte di creare un nuovo Parco nel territorio canavesano ha suscitato le ire della maggior confederazione agricola. Non male, a un paio di mesi dal voto. Il Parco dei 5 laghi rappresenta, in fondo, il contrasto mai risolto tra coltivatori e operatori turistici.

Non è neppure una questione di tutela ambientale, d’altronde i gretini non si sono visti in questa disputa. Che, in un Paese civile, non avrebbe neppure ragione di esistere. Perché turismo e produzione dei campi non solo possono convivere, ma possono – e anzi devono – collaborare sia a livello paesaggistico sia per l’offerta di cibo del territorio.

Invece in Italia non funziona. Perché la promozione del territorio costa e nessuno vuole spendere. Perché la valorizzazione del paesaggio a fini turistici richiede conoscenza, immaginazione, competenza. E occorre pagare il giusto. Ma il braccino corto è un virus dilagante.

 

Ma, soprattutto, il vero ostacolo è rappresentato dalla burocrazia. Che è nemica del buon senso. Le scartoffie, le regole inutili, l’ossequio a procedure prive di ogni senso prevalgono su ogni possibilità di risolvere rapidamente i problemi che via via nascono. Si dilatano i tempi, si bloccano le iniziative, si rovina ogni progetto.

Il contadino o l’allevatore hanno diritto a risarcimenti per danni subiti oggi? Dovranno presentare regolare domanda agli organi preposti che, dopo attenta valutazione, la inoltreranno ad altri uffici e così via. Sino ad arrivare, tra qualche anno, alla conclusione della pratica ed a un risarcimento ridotto poiché saranno terminati i fondi a disposizione.  Nel frattempo l’azienda agricola può anche chiudere, l’importante è rispettare il regolamento e la burocrazia.

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