Techetechetè, la trasmissione di RAI 1, ha dedicato una puntata ai clan famigliari. No, non quelli del governo tra sorelle, ex cognati, compagne, figli, nipoti. La trasmissione presentava le famiglie dei cantanti. E, tranne rari casi, il successo non si è tramandato per via genetica. Certo, considerando le cattive abitudini italiane (e non solo italiane), non stupisce che a tutti i figli e fratelli di cantanti più o meno famosi sia stata offerta la possibilità di passaggi in TV.
Però, una volta assodato che i pargoli non avevano la qualità dei genitori, le presenze televisive si sono ridotte, sino a sparire definitivamente. E gli eredi si sono dedicati ad altro. Spesso restando nel mondo della musica, come compositori o come strumentisti. Ed è una dimostrazione di intelligenza sfortunatamente non comune in altri settori.
Si tenta una carriera, con l’appoggio del parente famoso, poi, se non funziona, si scelgono strade diverse senza incaponirsi pretendendo il sostegno ad libitum di parenti e strutture pubbliche e private. E anche chi continua senza grandi successi, lo fa in modo intelligente. Magari riproponendo i brani dei genitori, ma con grande umiltà e rispetto. Il figlio di Bertoli, ad esempio. Altri tentano strade musicali opposte, come il figlio di Morandi.
Raramente si assiste ad un successo pari o superiore a chi è arrivato prima nel mondo della musica. Indubbiamente Umberto Tozzi è diventato più famoso del fratello maggiore Franco che aveva vinto Castrocaro. Hanno avuto successo sia Gianni sia Marcella Bella. Sta avendo successo Angelina Mango, con due genitori affermati come cantanti (anche se il padre è prematuramente scomparso e la madre si è presto ritirata). Non stanno sfondando i figli di Albano e Romina; è soprattutto un musicista il figlio di Jannacci; il figlio di De André ha successo soprattutto come interprete delle canzoni paterne. Altri si sono scelti nicchie di qualità, da Giorgio Conte fratello di Paolo a Luigi Grechi fratello di De Gregori. E, in entrambi i casi, ci sono state collaborazioni, con grandi brani creati proprio dai fratelli meno noti.
Altri hanno desistito mentre qualcuno insiste in questi anni pur mancando di qualità.
Nel complesso, però, il familismo è molto più discreto di quello utilizzato in politica. E, soprattutto, crea molti meno danni rispetto a quelli provocati dai “parenti di..” piazzati in parlamento, nei consigli regionali, nei consigli d’amministrazione.


