Altri 8 morti sul lavoro il 27 aprile, 5 per infortuni e 3 per fatica. A denunciarlo è Carlo Soricelli, creatore e curatore dell’Osservatorio nazionale che monitora le vittime sul lavoro. Il totale, in continua e drammatica evoluzione, è di 246 morti sui luoghi di lavoro, che salgono a 313 considerando anche le vittime in itinere. Alla stessa data, sottolinea Soricelli, i morti in Francia sono stati 67. È evidente che le statistiche dipendono anche dai sistemi di registrazione e dai criteri per definire le vittime. Però la differenza è imbarazzante, soprattutto se si considera che la Francia ha un sistema produttivo simile a quello italiano e con una popolazione analoga.
L’Osservatorio si sofferma anche sui singoli episodi che vedono coinvolti lavoratori italiani e stranieri, nelle industrie, nelle botteghe artigiane, in agricoltura. Impressionante anche il numero delle vittime da fatica. Un film del 1969 si intitolava “Non si uccidono così anche i cavalli?”, ambientato nel periodo della grande depressione americana, con coppie portate allo sfinimento in una gara di ballo per poter vincere un po’ di denaro.
Ora il governo racconta che in Italia va tutto benissimo, che tutti sono più ricchi. Eppure si continua a morire anche di fatica sul posto di lavoro. E un terzo delle vittime da lavoro ha più di 60 anni: una sorta di sacrificio umano sull’altare della divina Fornero.
Ovviamente non si fa assolutamente nulla per mettere fine alla strage. Un discorso dei sindacati, due lacrime dal Quirinale, parole di circostanza dell’oppofinzione e promesse inutili della maggioranza. Soprattutto di quella componente – che tanto piace a Del Debbio – sempre pronta ad assicurare che giovani e meno giovani non hanno voglia di lavorare perché non accettano poche centinaia di euro per un impiego a tempo pieno. Sono quelli per cui la morte sul lavoro è un incidente da mettere in conto. Può capitare, inutile perder tempo in polemiche che penalizzano la produttività.
Non si uccidono così anche i cavalli? Oltre 300 morti di lavoro in soli 3 mesi
Altri 8 morti sul lavoro il 27 aprile, 5 per infortuni e 3 per fatica. A denunciarlo è Carlo Soricelli, creatore e curatore dell’Osservatorio nazionale che monitora le vittime sul lavoro. Il totale, in continua e drammatica evoluzione, è di 246 morti sui luoghi di lavoro, che salgono a 313 considerando anche le vittime in itinere. Alla stessa data, sottolinea Soricelli, i morti in Francia sono stati 67. È evidente che le statistiche dipendono anche dai sistemi di registrazione e dai criteri per definire le vittime. Però la differenza è imbarazzante, soprattutto se si considera che la Francia ha un sistema produttivo simile a quello italiano e con una popolazione analoga.
L’Osservatorio si sofferma anche sui singoli episodi che vedono coinvolti lavoratori italiani e stranieri, nelle industrie, nelle botteghe artigiane, in agricoltura. Impressionante anche il numero delle vittime da fatica. Un film del 1969 si intitolava “Non si uccidono così anche i cavalli?”, ambientato nel periodo della grande depressione americana, con coppie portate allo sfinimento in una gara di ballo per poter vincere un po’ di denaro.
Ora il governo racconta che in Italia va tutto benissimo, che tutti sono più ricchi. Eppure si continua a morire anche di fatica sul posto di lavoro. E un terzo delle vittime da lavoro ha più di 60 anni: una sorta di sacrificio umano sull’altare della divina Fornero.
Ovviamente non si fa assolutamente nulla per mettere fine alla strage. Un discorso dei sindacati, due lacrime dal Quirinale, parole di circostanza dell’oppofinzione e promesse inutili della maggioranza. Soprattutto di quella componente – che tanto piace a Del Debbio – sempre pronta ad assicurare che giovani e meno giovani non hanno voglia di lavorare perché non accettano poche centinaia di euro per un impiego a tempo pieno. Sono quelli per cui la morte sul lavoro è un incidente da mettere in conto. Può capitare, inutile perder tempo in polemiche che penalizzano la produttività.
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