Cantine piene di vino non venduto. Non è una novità. E i sedicenti esperti ci spiegano che stanno cambiando i consumi, le mode, il gusto. Basta con il vino, i giovani preferiscono la birra. Appunto. Nel 2025 la produzione di birra in Italia è stata pari a 16,8 milioni di ettolitri, in calo del 2,5% rispetto al 2024, mentre i consumi si sono fermati a 21,2 milioni di ettolitri (-2,5% rispetto ai 21,7 milioni del 2024). L’import si è attestato a 7,5 milioni di ettolitri (-3,8%) e l’export a 3,1 milioni di ettolitri (-6%). Il consumo pro capite è sceso a 35,9 litri, rispetto ai 36,8 litri del 2024.
Saranno felici tutti coloro che berciano sui danni alla salute provocati dall’alcol, convinti invece che lo stress da lavoro sia salutare.
Sono meno contenti i produttori che, evidentemente, hanno qualche difficoltà nella comunicazione. D’altronde chi si ostina a parlare di “resilienza” a proposito della flessione di mercato si merita anche cali più consistenti.
Magari, tra una frase fatta ed una parola alla moda, ci si potrebbe anche dedicare allo studio delle ragioni per cui non solo le importazioni valgono il doppio delle esportazioni ma registrano anche flessioni pari alla metà in percentuale.
Magari si potrebbero studiare campagne pubblicitarie per rilanciare i consumi. Ma se si parte dalla “resilienza”, forse è meglio rinunciare a “mettere a terra” qualsiasi iniziativa. Perché la poca socialità rimasta in questo Paese può fare a meno di vino e birra, ma sicuramente fa a meno del linguaggio oligarco-politichese sempre più insopportabile.
Non solo vino, calano anche i consumi di birra
Cantine piene di vino non venduto. Non è una novità. E i sedicenti esperti ci spiegano che stanno cambiando i consumi, le mode, il gusto. Basta con il vino, i giovani preferiscono la birra. Appunto. Nel 2025 la produzione di birra in Italia è stata pari a 16,8 milioni di ettolitri, in calo del 2,5% rispetto al 2024, mentre i consumi si sono fermati a 21,2 milioni di ettolitri (-2,5% rispetto ai 21,7 milioni del 2024). L’import si è attestato a 7,5 milioni di ettolitri (-3,8%) e l’export a 3,1 milioni di ettolitri (-6%). Il consumo pro capite è sceso a 35,9 litri, rispetto ai 36,8 litri del 2024.
Saranno felici tutti coloro che berciano sui danni alla salute provocati dall’alcol, convinti invece che lo stress da lavoro sia salutare.
Sono meno contenti i produttori che, evidentemente, hanno qualche difficoltà nella comunicazione. D’altronde chi si ostina a parlare di “resilienza” a proposito della flessione di mercato si merita anche cali più consistenti.
Magari, tra una frase fatta ed una parola alla moda, ci si potrebbe anche dedicare allo studio delle ragioni per cui non solo le importazioni valgono il doppio delle esportazioni ma registrano anche flessioni pari alla metà in percentuale.
Magari si potrebbero studiare campagne pubblicitarie per rilanciare i consumi. Ma se si parte dalla “resilienza”, forse è meglio rinunciare a “mettere a terra” qualsiasi iniziativa. Perché la poca socialità rimasta in questo Paese può fare a meno di vino e birra, ma sicuramente fa a meno del linguaggio oligarco-politichese sempre più insopportabile.
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