Nostalgia canaglia

26 Gennaio 2024

…Quando Gigi Riva tornerà… No, il brano di Piero Marras che ha accompagnato il funerale del campione non si trasformerà in realtà. Gigi Riva non tornerà e la canzone verrà presto fatta sparire. Perché è scomoda. Come è stato scomodo GiggiRrivva. E proprio per questo è stato tanto amato. In silenzio, com’è nel costume sardo e com’era nello stile di Rombo di Tuono. Ma amatissimo. E il tributo riservato dal suo popolo era la dimostrazione di questo amore ma anche di una nostalgia per ciò che è stato e che più non sarà.

Riva era il simbolo del calcio come gioco. E, proprio per questo, di qualcosa di estremamente serio. Perché il gioco è molto più serio del mercato. Il gioco è per i bambini che diventeranno uomini e che saranno uomini più veri se sapranno continuare a giocare.

Non c’era spazio, nel gioco del pallone, per padri isterici che insultavano l’allenatore del proprio figlio perché non lo faceva giocare in quanto brocco. Non c’era spazio per mamme idiote che aggredivano le genitrici degli avversari. Non c’era spazio perché padri e madri avevano altro da fare e non si intromettevano nel gioco dei figli. I bambini, anche nelle grandi città e senza i limiti dei 30 km orari, andavano al campo da soli, con gli amici. A piedi, in bicicletta. Raramente in tram o autobus perché costavano.

Si picchiavano, si infortunavano sui campi dell’oratorio ma nessuno faceva ricorso al Tar. Si innamoravano della maglia della propria infima squadra e soffrivano in quei rari casi in cui un osservatore li notava e li faceva ingaggiare da una vera società di calcio. Semiprofessionistica o professionistica.

E faceva parte del gioco, di un gioco serissimo e meraviglioso, trasformarsi in una bandiera di quella squadra, di quei tifosi. Gigi Riva, certo. Ma anche Giorgio Ferrini, Gianni Rivera, Giacinto Facchetti, Totonno Juliano. E, più avanti, Gaetano Scirea, Giorgio Chinaglia, sino a Francesco Totti.

Pochi, pochissimi ormai. Praticamente nessuno. E la corte dei miracoli che circonda i nuovi campioni è sempre pronta a giustificare ogni “tradimento” con la spiegazione che non ci sono più le bandiere di un tempo perché ora i calciatori sono professionisti. Già, ma cos’erano Riva, Mazzola, Pulici, Zoff, Antognoni?

Non erano dilettanti allo sbaraglio. Ma erano uomini e non mercenari.

Poi, nel caso di Riva, era subentrata una identificazione con i sardi. Lui, lombardo di Leggiuno, aveva trovato la sua dimensione. O, come ha spiegato un tifoso intervistato in un TG, si era ritrovato in una identità sarda. Se lo ha sentito l’armocromata Elly partirà una caccia all’uomo e la demonizzazione di chi, in tv, ha osato parlare di identità.

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