Note dissonanti

12 Luglio 2026

 

 

Il Bundestag, il Parlamento tedesco, ha detto, chiaramente no.

Con 510 voti contrari e appena 70 favorevoli, si è opposto ad un nuovo, estremamente massiccio, pacchetto di aiuti all’Ucraina.

 

Un pacchetto che prevedeva la fornitura di missili a lungo raggio “Taurus”, l’ampliamento delle possibilità per Kiev di colpire in profondità la Russia, la produzione in Germania e la fornitura di missili intercettori “Patriot” PAC 2, nonché nuove e molto più restrittive misure contro la flotta commerciale russa o navi comunque riconducibili alla Russia.

Al di là di ogni altra, possibile, considerazione, questo voto del Bundestag dimostra chiaramente una cosa.

 

Non solo l’estrema destra AfD e i piccoli partiti di estrema sinistra sono contrari allo scontro con Mosca.

La preoccupazione, se vogliamo la paura, sta ormai dilagando in tutti i settori politici, dell’Ovest come dell’Est.

 

In molti infatti, fra i politici tedeschi, si cominciano a chiedere se quello cui il Cancelliere Merz li sta portando non sia che una forma di suicidio assistito.

 

Una strada senza uscita che conduce, con velocità rovinosa, alla guerra con la Russia.

Una guerra che i tedeschi, indipendentemente dalle loro posizioni politiche, non vogliono e neppure capiscono.

 

Merz, però, non serve gli interessi del popolo tedesco. È, e resta nel profondo, un uomo di Black Rock, la potentissima finanziaria speculativa, con sede a New York e nella City londinese.

 

Un funzionario catapultato, in modo alquanto discutibile e fortunoso, a capo della CDU prima, a Cancelliere poi.

 

Per altro con estrema fatica, visto che è stato l’unico Cancelliere tedesco del dopoguerra bocciato al primo scrutinio. E, poi, eletto in modo rocambolesco e con una maggioranza risicata e raffazzonata.

 

Il dato evidente è che i tedeschi non vogliono la guerra con la Russia. E che stanno cominciando a prendere coscienza della china rovinosa presa dal governo.

Tutti i tedeschi, dell’Ovest come dell’Est. Dove, per altro, l’AfD è già partito di maggioranza, mentre sta sempre più crescendo anche nei Länder occidentali.

 

E l’AfD parla, chiaramente, di uscire dalle gabbie dell’Unione Europea, tornare al Marco, sottrarsi finalmente all’occupazione della NATO.

 

La Germania è, certo, il paese europeo maggiormente esposto in questa situazione. Non il solo, però.

 

Il malessere, se così vogliamo chiamarlo, attraversa tutta l’area della UE, dove la rivolta contro le imposizioni di Bruxelles e della Commissione diventa ogni giorno più veemente.

 

A cominciare dallo stesso Belgio, il cui governo ha dichiarato di non essere più disponibile a fornire a Kiev aiuti militari ed economici.

Se a questi aggiungiamo i violenti conflitti che attraversano la Gran Bretagna – dall’Ulster in armi, alla Scozia in rivolta, alle piazze inglesi che inneggiano a Farage – abbiamo un quadro abbastanza chiaro della situazione.

 

Mentre la Von Der Leyen e accoliti cercano di trascinarci verso un conflitto devastante con la Russia, i popoli d’Europa cominciano a destarsi. E a ribellarsi.

 

Sperando che non sia troppo tardi.

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