Tutta colpa dell’Azerbaijan. La Francia è alle prese con la rivolta della Nouvelle Caledonie, la colonia lontanissima situata tra l’Australia e le Fiji. Una rivolta che ha già causato 6 morti e centinaia di arresti, ma in Italia la gauche in redazione si accorge delle repressioni solo quando può incolpare il malvagio dittatore tunisino, non se è coinvolto il buon Macron che vorrebbe scatenare una guerra nucleare contro la Russia.

E visto che Macron è buono, la rivolta non può essere scatenata dalle nuove regole elettorali decise da Parigi per penalizzare la popolazione indigena dei Kanak. No, la colpa è dell’Azerbaijan che dista 14mila km ed ha una popolazione, in patria, di 10milioni di abitanti impegnati, evidentemente, a sostenere rivoluzioni in giro per il mondo. Manco fosse la Cuba di Che Guevara. Vietato ricordare le rivolte colorate pagate da Soros: quelle sono buone a prescindere, come spirgherebbero Bonino e Renzi.
Invece in Nouvelle Caledonie sono arrivati i cattivi azeri per vendicarsi del sostegno francese ai nemici armeni. Strano, perché l’Azerbaijan la guerra contro l’Armenia l’ha vinta e non avrebbe motivo di rivalsa. Però l’importante è scaricare altrove le proprie responsabilità. E poi Baku è la longa manus di Ankara. Dunque dietro gli azeri che sono dietro i Kanak ci sarebbe sempre lui: il tiranno! No, non quello di Tunisi, ma quello di Ankara. Erdogan, insomma.
Impegnato a destabilizzare la Francia, ad indebolirla. Per vendicarsi di aver mandato le truppe turche in Niger in sostituzione di quelle francesi, espulse nei mesi scorsi. Anche in questo caso sarebbe Parigi, sconfitta, a volersi vendicare. Ma i transalpini preferiscono glissare. Anche sul particolare, non proprio irrilevante, che in Niger per ora sono arrivati i russi. Ma allora tout se tient! E allora è colpa di Putin. Anche se i macronisti cominciano a pensare che sia tutto un complotto orchestrato da Pechino. Insomma tutto il Sud globale – che per loro non esiste – coalizzato contro la Francia. O contro l’Occidente Collettivo.

Qualche anno orsono lo psichiatra Adriano Segatori, vicedirettore di Èlecto, aveva stilato un ritratto di Macron, definendolo “uno psicopatico con deliri di onnipotenza”. Chissà se il suo complottismo odierno rientra nelle patologie pregresse o rappresenta una pericolosa evoluzione?