Nuovi accordi con Russia, Vietnam, Benin. Pechino si rafforza per contrastare l’Occidente Collettivo

23 Agosto 2024

Li Qiang, il premier cinese, è in visita a Mosca. Per ribadire la solidità del rapporto tra Cina e Russia, per siglare nuovi accordi commerciali e di collaborazione nei settori più innovativi, e per ricevere da Putin l’invito ufficiale a Xi Jinping per il vertice dei Brics che si svolgerà ad ottobre in Russia, a Kazan.

Il povero Li Qiang, tra l’altro, è reduce dagli incontri con il presidente vietnamita To Lam, che ha visto anche Xi Jinping. Un rapporto non facile, quello tra Cina e Vietnam, ma che sembra aver superato i principali ostacoli per trasformarsi in una collaborazione proficua, e non solo sotto l’aspetto economico. Perché anche le iniziative congiunte in ambito ferroviario, con il sostegno di Pechino per la realizzazione di nuove linee che rafforzino i collegamenti tra i due Paesi, assumono un carattere strategico mentre a Washington si studiano i piani per una guerra nucleare contemporanea contro Russia, Cina e Corea del Nord.

Dunque Pechino è impegnata a migliorare i rapporti internazionali con i Paesi vicini, compresi quelli con cui si erano registrati scontri per il controllo dei mari. Ed è questo uno dei motivi di tensione con il Vietnam. Ora, però, il rapporto pare destinato a migliorare considerevolmente, favorito anche dalla cooperazione economica.

E più si allarga il fronte dei Paesi “amici”, più si rafforza anche l’economia. Non a caso il prezzo del rame, a livello internazionale, è tornato ad aumentare proprio perché – contro le previsioni e le dichiarazioni degli analisti – i consumi cinesi sono aumentati, soprattutto nel settore dell’intelligenza artificiale ma anche per i consumi delle famiglie.

La rete di Xi Jinping si rafforza dunque in Russia, grazie alla totale imbecillità dei maggiordomi europei, ma anche in Africa con le recenti forniture di armi al Benin. E, proprio in Africa, si interseca con l’espansione russa. Senza dimenticare gli Emirati, sempre più presenti in Africa e con rapporti in costante miglioramento con Pechino. Senza dimenticare il gioco complesso della Turchia.

Certo, tutte questioni marginali per un ministro degli esteri italiano che ha, come priorità, lo ius scholae. Ed altrettanto marginali per un presidente del consiglio che deve già occuparsi di orecchiette con le cime di rapa..

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