Obiettivo Kiev

11 Febbraio 2024

Se ne parla poco… sempre meno sui grandi media, televisioni e giornali… ma la Russia, l’esercito russo è passato all’offensiva.
Dopo aver pazientemente atteso che le forze armate ucraine esaurissero uomini e mezzi nell’inutile (e suicida) controffensiva dei mesi scorsi, Mosca ora sta cominciando ad affondare come un lama rovente nel burro delle, esauste, difese di Kiev.

E, questa volta, sembra che sia proprio la capitale nel mirino russo. I raid aerei su Kiev si fanno sempre più insistenti. E devastanti.
Le infrastrutture strategiche ucraine stanno venendo annientate. Da Kharkiv sino a Leopoli.
Dove, per altro, sembra intenzionato a cercare riparo il governo di Zelenski nell’immediato futuro. Abbandonando la capitale, considerata indifendibile a fronte di una, sempre più imminente, offensiva russa.

Offensiva di primavera, della quale già avevamo parlato ad inizio inverno. E non per pretendere di avere il dono della divinazione o la sfera di cristallo, ma, semplicemente, perché era, ed è, nella logica delle cose.

Putin ha atteso a lungo. Confortato dai comandi militari, che preferiscono, a blitz e spallate, la tradizionale strategia russa. Lasciare che il nemico esaurisca le sue forze e, poi, con calma, avanzare in profondità.
Ha funzionato con Napoleone, con Hitler… figuriamoci con Zelenski.

Inoltre al Cremlino serviva tempo per cercare una soluzione diplomatica. Perché la Russia vuole evitare, a tutti i costi, lo scontro frontale con la NATO.
Soluzione diplomatica sempre fallita, per l’opposizione di Washington e Londra. E per la follia che sembra regnare incontrastata a Bruxelles.

Già… la UE… che ora si trova in crescenti difficoltà. Con le rivolte contadine in quasi tutti i paesi dell’Unione. La crisi industriale. Il malessere sociale dilagante.
Eppure, vuole continuare a buttare miliardi nel calderone ucraino. Senza speranza alcuna di risultati, se non quelli di ingrassare ancora i conti correnti esteri di Zelenski e compari.

Follia… soprattutto a fronte dell’atteggiamento degli Stati Uniti. Dove i repubblicani hanno bloccato ulteriori pacchetti di aiuti a Kiev. E dove si profila sempre più chiaramente il ritorno alla Casa Bianca di Trump. Trappole giudiziarie permettendo.

Comunque anche fra i Democratici è ormai palese la sfiducia in Kiev. E, poi, lo stesso enturage che pilota Biden ha l’attenzione ormai polarizzata altrove. In medio-oriente.

Ma a Bruxelles insistono. Al punto che il Belgio ha avanzato la proposta di destinare a Kiev i, molti, miliardi russi congelati nelle banche europee.
Però Parigi e Berlino frenano.
Forse, almeno lì, qualcuno si rende conto che un tale scippo comporterebbe la fuga di tutti i capitali esteri – cinesi, arabi… – dai nostri istituti di credito.
Sarebbe la fine, il suicidio, del nostro sistema bancario.

Intanto Marzo si avvicina. E per Kiev sta cominciando a suonare la campana. A morto.

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