Avere un’idea chiara di cosa stia succedendo in Ucraina, è, oggi come oggi, estremamente difficile. Questo per una, sostanziale, censura che permea tutta l’informazione occidentale. Censura sempre più occhiuta, e vigile, che non lascia passare altro che frammenti, e frammenti caotici e disordinati, di notizie.
E tuttavia questi frammenti ci dicono una cosa ben precisa. La tanto enfatizzata offensiva di Kiev nell’oblast di Kursk, è finita. Consegnata, rapidamente, al passato e, ovviamente, al fallimento. La riprova? Beh, il semplice dato di fatto che, dopo tanta, troppa enfatizzazione, oggi come oggi, non se ne parli più. La gloriosa avanzata Ucraina in territorio russo, semplicemente gettata, con rapidità, nella cassa della dimenticanza. Consegnata ad un, rapido, oblio.
Il che rende chiara, con estrema semplicità, una cosa. Il tentativo ucraino – ma chissà perché i reparti speciali utilizzati parlavano fra loro in inglese…prodigi dell’educazione di Kiev – di avanzare in territorio russo, in una regione di scarsa inportanza strategica e quindi sguarnita, per distogliere le forze di Mosca dagli obiettivi in Donbas, è, semplicemente, fallito. Punto e a capo.
In compenso giungono voci, frammentarie, di attacchi aerei e missilistici russi in profondità. Che deduciamo particolarmente efficaci e disastrosi, visto le reazioni delle autorità di Kiev.
Reazioni, naturalmente, alterne. E, più o meno, caotiche, visto che vanno da grida disperate a minimizzazioni degli eventi. Che, proprio perché troppo riduttive, ci lasciano intuire la gravità della situazione.
Vale, comunque, per tutti l’uscita del Presidente. Di Zelensky che, con aria decisamente angosciata, fa presente all’Occidente collettivo la gravità estrema della situazione. E chiede, esplicitamente, un intervento militare diretto.
Intervento che, tuttavia, questo Occidente non sembra in grado di produrre. Perché una cosa è agire sotto copertura – “mercenari” come nell’attacco in territorio russo – altra è entrare in diretto scontro con Mosca.
E l’Occidente, a questo, non è militarmente preparato. Soprattutto non lo è l’Europa, nonostante il bellicismo, troppo enfatizzato, di una Francia nella realtà tormentata da non pochi problemi. E non in grado, ora come ora, di controllare neppure il suo territorio interno.
Per non parlare della Germania. Sospesa fra l’inazione del Cancelliere, evidentemente preso da dubbi, e l’attivismo di alcuni ministri, soprattutto Verdi. Con una CDU/CSU sempre più forte. E sempre più divisa al suo interno. Mentre cresce il disagio, o se vogliamo la protesta di molti Länder. Con l’AfD in notevole affermazione soprattutto nei Länder dell’Est.
Gli altri non contano. O meglio, conterebbe l’Italia, politicamente e anche militarmente, se, però, avesse una qualche autonomia politica da Washington. Cosa che, oggi come oggi, non è. Punto.
Naturalmente tutto dipende dagli USA. E dall’imminenza delle elezioni per il nuovo Presidente. Con l’Amministrazione uscente, quella del fantasma Biden, che ancora cerca in tutti i modi di sostenere Kiev.
Tuttavia, non ha più molto respiro, nè molta forza. Le presidenziali sono imminenti, e, nonostante il battage democratico intorno alla Harris, la possibilità di un ritorno di Trump nello Studio Ovale è dannatamente concreta.
E questo cambierebbe tutte le cose, ovviamente.
Intanto, i Media occidentali, italiani in prima fila, cercano, disperatamente, di rendere nebuloso l’orizzonte. Ma, per quanto facciano, non riescono a celare una, semplice, verità.
La Russia sta spingendo. Ed è, la sua, un’offensiva sistematica. Volta a garantirsi un risultato finale. Che verrà, presto.
Soprattutto se il nuovo inquilino della Casa Bianca sarà colui in cui Vladimir Putin spera.
Altrimenti…beh, meglio non pensarci. Per ora.


