Guardiamo con un po’ di più attenzione a ciò che sta avvenendo fra Marocco e Spagna.
E facciamolo senza tanti infingimenti ideologici.
Senza il velleitario buonismo degli accoglienti della cosiddetta sinistra fucsia.
Ma anche senza l’allarmismo, un po’ isterico, di una, altrettanto cosiddetta, destra.
Guardiamo alle cose per quelle che sono. Fatto salvo, naturalmente, quanto già detto. Che questa, inconsulta e immotivata, migrazione marocchina va fermata. Perché non ha alcuna ragione di essere.
Nessuna ragione “umanitaria”, certo. Perché in realtà di altre ragioni ve ne sono. E molte.
Il Marocco è, di fatto, un satellite di Washington.
Dipende, politicamente ed economicamente, dagli Stati Uniti.
Per di più ha cattivi rapporti con Madrid. Perché il governo Sanchez dialoga con l’Algeria. E, di fatto, riconosce l’indipendenza del Sarawi. Rivendicato, invece, da Rabat.
Per carità, inutile dire che, probabilmente, Sanchez ha commesso molti errori. Aprendo troppo i confini spagnoli, e promuovendo una politica di eccessiva tolleranza verso gli immigrati clandestini.
Tuttavia ciò che ora sta accadendo non ha nulla a che fare con i suoi, come si diceva molti, errori in politica interna.
Piuttosto è chiaramente riconducibile ad alcune prese di posizione di Sanchez su questioni roventi di politica estera.
In particolare su quando sta accadendo a Gaza e in tutto il Medio Oriente.
Sanchez non ha avuto esitazioni. Ha condannato, severamente, l’azione israeliana. Unico in Europa. Accusando apertamente Netanyahu e il suo governo di tentato genocidio nei confronti dei palestinesi.
E ora sta pagando lo scotto di questa sua presa di posizione.
E non si tratta di illazioni, dietrologie ed altra fuffa.
La pesante ironia di esponenti del governo di Telaviv sulla situazione spagnola parla chiaro da sola.
Senza dimenticare che Trump è stato feroce nei confronti della Spagna. Minacciando di gettarla fuori dalla NATO.
Dunque la, cosiddetta, crisi di Ceuta va vista in una prospettiva non banalizzante. E va attentamente valutata anche la presa di posizione del governo italiano che ha sospeso Schengen, chiudendo nei confronti della Spagna.
In linea di principio, una presa di posizione giusta. Che, però, lascia interdetti sulle modalità di tale decisione. E sull’impressione, purtroppo molto realistica, che questa sia stata determinata da una “volontà” esterna.
Da un “amico” invadente ed invasivo, nei confronti del quale Roma si dimostra ancora una volta acriticamente prona.


