Ci è capitato in sorte di vivere in un mondo estremamente complesso.
Un tempo, non lontano visto che ne ho diretta memoria personale, era tutto più…semplice.
Esistevano due blocchi. E ci si schierava o per l’uno o per l’altro.
L’Occidente a guida americana. L’Oriente a guida sovietica.
So bene che questa è una semplificazione. Che già allora esistevano giochi ambigui di potenze, i cosiddetti “non allineati”, quelli che cercavano sponda ora di qua, ora di là.
E so che la diplomazia è sempre stata cosa complessa, spesso arte occulta, e che ciò che appariva non corrispondeva, molte volte, alla realtà delle cose.
Lo so…ora. Perché all’epoca tutto appariva semplificato. O con Mosca, o con Washington. E anche quei pochi che nutrivano dei, sacrosanti, dubbi, erano costretti a farsene un ragione. O, per lo meno, a tacere.
Era un mondo pericoloso. Si doveva convivere con la vertigine. Epperò a confrontarsi, in buona sostanza, erano due pesi massimi. E questo, per paradosso, dava qualche garanzia su regime ed equilibri.
Ma oggi?
Il sogno – perché di questo solo si trattava – di un intero mondo unito sotto un’unica guida è miseramente naufragato.
Persino Fukuyama, che con la sua “Fine della storia” volle esserne l’aeda, ha dovuto ritrattare tutto ciò che scrisse.
Ammettere il, colossale, errore.
Perché questo è un mondo molto più pericoloso di quello della Guerra Fredda. Che, in fondo, aveva il discutibile pregio di congelare le tensioni. E farle dirigere dai due blocchi.
I due pesi massimi, appunto.
Oggi, ognuno, o quasi, gioca in proprio.
Certo ci sono ancora i giganti. USA, Russia e, ormai, anche la Cina.
Ma non controllano il mondo. Esercitano influenza, attraggono, creano alleanze.
Sono, però, geometrie variabili. E variabili con velocità mercuriale.
India, Pakistan, e, pur non ufficialmente, Israele sono potenze nucleari. Giocano in proprio.
Certo Israele esercita un, per certi versi incredibile, potere di suggestione su Washington. Che ne è, ormai, l’unico alleato. Tuttavia la strategia di Telaviv non corrisponde a quella statunitense. Persegue, con pervicacia, una propria linea, senza guardare in faccia a nessuno.
La rabbia, crescente, di Trump non ha altra spiegazione.
E, poi, vi è il Giappone che riarma, e torna a perseguire propri obiettivi strategici.
L’Iran uscito, incredibilmente, vincitore dallo scontro con gli USA.
L’Africa sub-sahariana in aperta rivolta contro Londra e, soprattutto, Parigi.
Erdogan che persegue il disegno della Grande Turchia. Confliggendo apertamente con Israele, e spiazzando Washington. Ma trovando inattesa sponda in Londra.
E ancora un Sud America estremamente inquieto,e anche riottoso all’egemonia statunitense.
Cuba, ormai, assediata.
La regione andina pervasa di, pericolose, ingerenze e golpe eterodiretti.
Il Brasile preoccupato che cerca sponde internazionali.
In tutto questo un’Europa travagliata dai venti di guerra. Con forti gruppi di interesse che vorrebbero spingere la UE allo scontro diretto con Mosca. E che usano la, ormai devastata, Ucraina come terreno di confronto.
Potrei continuare…
No, questo è un mondo molto più pericoloso di quello della Guerra Fredda.
Molto più pericoloo, e anche molto più…interessante.
Per dirlo con una vecchia, maledizione, cinese.
“Che tu possa vivere in un mondo interessante…”
Beh, ormai, è cosa fatta.



