L’Oman potremmo definirlo il paradigma dell’ingratitudine.
L’esempio, purtroppo clamoroso, di come Washington consideri i suoi alleati.
Subalterni, schiavi…null’altro.
Non, sicuramente, Stati dotati di una indipendenza di giudizio e decisioni.
Per l’Impero, evidentemente, servono solo servi. E servi che risultino utili, altrimenti sono sacrificabili.
Trump, secondo il suo personalissimio (e discutibile) stile, è stato estremamente chiaro.
“Potremmo decidere di attaccare e radere al suolo l’Oman”.
Perché?
L’Oman è una monarchia assoluta. Il Sultano, Haitham, non ha limiti al suo potere. Il Parlamento non conta nulla.
È un paese semidesertico, con oasi. Ed una antica tradizione marittima, che, un tempo, lo rese una potenza talassocratica.
Oggi è un, saldo, alleato di Washington.
Un alleato sicuro. Che, però, ha anche i suoi interessi economici.
E questo Trump, semplicemente, non lo accetta.
Il Sultano dell’Oman ha dovuto prendere atto della situazione creatasi con la serrata di Hormuz da parte di Tehran.
Non l’ha, certo, voluto lui. Ma se il Golfo non è più acque internazionali aperte alla navigazione, anche Haitham non vede ragione per non partecipare al controllo. Ricavandone dei profitti.
Non si tratta di collaborazione con gli ayatollah iraniani. L’Oman resta saldamente ancorato all’alleanza con Washington.
Però gli affari sono affari. E il Sultano ha pensato di trarre profitto dalla situazione.
Tutti qui.
Ma a Trump, ovviamente, la cosa non sta bene. Lui vuole, o meglio vorrebbe la riapertura del Golfo. Esattamente com’era prima che si sognasse – sogno indotto da Netanyahu – di attaccare l’Iran. Dando inizio ad un conflitto di cui è ancora impossibile prevedere la fine.
Potrebbe, certo, utilizzare canali diplomatici per fare comprendere al Sultano dell’Oman la sua contrarietà.
Utilizzare pressioni sotto traccia, come avrebbero fatto, nella stessa situazione, altri Presidenti prima di lui.
Non sarebbe, però, nella sua indole. E così minaccia pesantemente l’Oman. Prefigura addirittura un massiccio attacco militare.
Certo, tra il dire e il fare…ci sta di mezzo il carattere di Trump e la realtà delle cose.
Tuttavia, queste minacce non possono non dare di che da pensare al Sultano.
Che, forse, comincia a valutare l’ipotesi di prendere progressivamente le distanze da un “amico americano” sempre meno amico. E sempre meno utile.


