Ombre cinesi

3 Settembre 2025

 

 

Dall’ultima riunione della SCO (Shangai Cooperation Organization) si proiettano molte, grandi, ombre.

Per lo più ombre cinesi.

 

Xi Jinping ha parlato. E parlato a lungo, contrariamente alle sue abitudini.

Un discorso programmatico, che traccia il futuro della SCO e, al contempo, rivela fra le righe il progetto di espansione cinese.

Perché Xi appare estremamente deciso. Dichiara che la Cina, il colosso cinese, intende investire, e investire molto, in paesi in via di sviluppo aderenti, o vicini, alla SCO.

Un aiuto a 360°. Che rappresenta la risposta cinese alle politiche messe in atto da Washington e dagli europei nei confronti del, cosiddetto, Terzo Mondo.

 

Che sono sempre state, parliamoci chiaro, politiche fondamentalmente predatorie.

Volte a spogliare questi paesi delle loro ricchezze naturali. Sfruttando sia una politica culturale diretta alle loro classi dirigenti, sia la, sistematica, corruzione delle stesse.

 

L’Africa ne ha pagato, e ne sta ancora pagando, le conseguenze. E si tratta solo di un esempio, certo macroscopico, fra i tanti che potremmo trarre, dall’America Latina e dall’Asia.

Si badi bene, però, di non fraintendere. Di non cadere in un errore semplicistico. Vedendo la Cina come “buona”, e l’Occidente come “cattivo”.

Un errore esattamente speculare all’altro, solo in apparenza contrapposto. Che vuole l’Occidente faro di civiltà, e gli altri, tutti gli altri, come dei barbari primitivi.

 

Quello di Xi Jinping è un discorso, che prelude ad un’azione, perfettamente politica.

Pechino è cosciente di come le classi dirigenti del Terzo Mondo siano, sostanzialmente, infeudate dalla cultura occidentale.

 

Cultura che continua a mantenere un indiscutibile primato. Essendo la base, il fondamento, da cui partono le classi dirigenti di questi paesi. Spesso, se non sempre, formatesi negli States e in Gran Bretagna.

Un legame da sempre sfruttato con estrema intelligenza dal neocolonialismo occidentale.

 

E la classe dirigente di Pechino è perfettamente cosciente di non essere competitiva su questo piano.

La millenaria cultura cinese non è infatti trasferibile e fruibile come la cultura di massa prodotta dalla macchina anglo-americana.

Per fare un esempio, in Africa, Asia, America Latina sono diffusi i fumetti, i comics, americani. Spesso adattati ai nuovi contesti, per penetrare più in profondità in quelle, diverse, culture. E infeudarle.

 

Così Spiderman, l’Uomo Ragno, è divenuto, per l’India, un ragazzo bengalese che riceve i suoi poteri dalla Dea Ragno.

Rispetto, formale, di una diversa tradizione, utile, però, a veicolare il modello globalista.

 

Solo un esempio, per altro datato ormai da decenni, fra tanti. Che, però, serve a dimostrare il netto vantaggio della cultura occidentale rispetto alle sue, potenziali, concorrenti.

 

A Pechino lo sanno bene. Perciò puntano su altro. Non sulla cultura di massa, bensì sullo sviluppo economico. Sull’espansione di una, crescente, area di benessere, pilotata e guidata dalla Cina.

 

Perché la convinzione dei Mandarini di Pechino è che il dominio americano verrà, progressivamente, infranto dallo sviluppo economico del resto del mondo.

 

Ed è su questo che stanno puntando. Il discorso di Xi Jinping ne è il chiaro esempio.

Condividi

Trending posts

Leggi anche