L’India, o meglio l’Unione Indiana è un gigante. Un gigante che è rimasto a lungo addormentato, ma che, ormai, sembra essersi risvegliato. E ha preso a correre. Divenendo la nuova economia trainante dell’Asia, con un PIL che ha già superato quello cinese. E una crescita demografica, quindi del mercato interno, sempre più incidente.
È anche, non va dimenticato, una potenza nucleare. Con un investimento crescente in armamenti. Ed ambizioni geopolitiche che divengono ogni giorno più palesi.
Questo nonostante la prudenza dell’uomo che la governa, ormai, da dieci anni. Narendra Modi, il leader del Partito del Popolo Indiano (BJP). Discusso, ferocemente criticato per le sue politiche sociali, Modi, che viene dall’estrema destra paramilitare hindu, è tuttavia riuscito a fare dell’India un soggetto sempre piu influente sulla scena geopolitica mondiale. Destreggiandosi abilmente fra le diverse potenze, senza mai farsi incasellare in un preciso letto di Procuste di Alleanze.
Tant’è che Riccardo Migliori, Presidente emerito dell’Assemblea Parlamentare dell’Osce, nel corso del Wks del “Nodo di Gordio” dello scorso anno, lo ha definito “Il Signore dei tranelli”.
Tuttavia nell’attuale scena mondiale appare sempre più difficile, se non impossibile, mantenere una posizione “neutrale”. Soprattutto se si sta, come l’India, diventando una potenza industriale e commerciale tale da risultare minacciosa per gli altrui interessi.
E così cominciano ad addensarsi le ombre sul cielo di Delhi.
A tutta prima sembrano piccola cosa. Manifestazioni, in Canada e in altre capitali d’Occidente, del Movimento per il Khalistan. Ovvero i separatisti Sikh del Punjab. Che hanno bruciato bandiere indiane e lanciato minacce di morte verso lo stesso Modi.
Nulla di nuovo. Il separatismo Sikh è un vecchio problema, che riaffiora ciclicamente. E che, in passato, ha visto episodi estremamente cruenti.
Tuttavia, questa volta vi è qualcosa di diverso. I Sikh agitano bandiere statunitensi. E invocano l’appoggio di Washington alle loro istanze indipendentiste.
Illusioni? Mah…forse, dietro, vi è qualcosa di molto più concreto.
Da tempo le posizioni di Modi vengono tollerate con malcelato fastidio dalla Casa Bianca.
L’essersi rifiutato di rompere i rapporti con Mosca e di aderire alle sanzioni. Anzi, l’aver intensificato i rapporti economici, traendone notevole vantaggio.
Il riavvicinamento alla Cina. Che si sta concretando attraverso lo strumenti internazionale dei BRICS.
Comportamenti e scelte politiche che hanno, progressivamente, reso più largo il fossato che separa Delhi da Washington.
Poi, la classica goccia che ha fatti traboccare il vaso. L’Iran.
Il progetto di un grande porto commerciale a Chabahar. Nel Balucistan iraniano. Un porto che dovrebbe servire a veicolare le merci prodotte in India. Un accordo di validità decennale e di enorme rilievo per gli interessi indiani.
Inaccettabile per Washington. Che lasciando cadere ogni velo diplomatico, si è spinta a ingiungere a Modi di interrompere la cooperazione con Tehran. Ricevendone un secco, e anche questo ben poco diplomatico, diniego.
Minaccia di sanzioni da parte dell’Amministrazione Biden. Solo minaccia…per ora.
Ma subito dopo, guarda caso, torna ad agitarsi il separatismo Sikh.
Che, certo, viene spesso usato dai nemici dell’Unione Indiana. In particolare dal Pakistan.
Ora, l’India è un complesso mosaico di popoli, lingue, culture. La creazione di Gandhi, non priva, fin dalle origini, di crepe e tensioni interne.
Contraddizioni che potrebbero farla implodere. Soprattutto se queste contraddizioni venissero abilmente manipolate, e sostenute, dall’esterno.
Molti ne avrebbero nocumento. Ma vi è, anche, chi ne trarrebbe notevole profitto.
Frammentare, e quindi eliminare, un pericoloso rivale economico globale. E controllare alcuni, se non tutti, di questi frammenti nati dall’implosione, in funzione di contrasto alle grandi potenze rivali.
Una strategia…bizantina. Tipica degli imperi talassocratici.
Certo, stiamo parlando di uno scenario possibile. Anzi, ipotetico. Poco più di un War Games.
Ma sono “giochi” come questo che stanno trascinando il mondo in una sorta di nuova Guerra Mondiale asimmetrica.



