Onore (Val Seriana), quando la cultura rilancia la montagna

12 Agosto 2024

Se in un piccolo comune di 900 anime (bambini compresi), in Val Seriana, oltre 100 persone seguono per 4 serate consecutive gli incontri del Festival  Onore Cultura gestito da Marco Cimmino, significa che l’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Ettore Schiavi, ha compreso perfettamente gli interessi e le esigenze della propria gente.

“Tradizioni e rivoluzioni” si intitolava la rassegna di quest’anno che si è conclusa ieri. E si è discusso di migrazioni, di fuga dei cervelli, del futuro della montagna, di storia, di musica.

Un programma vasto anche se, giustamente, concentrato. Ma che è servito soprattutto a dimostrare la vitalità di una comunità che non è quella, sempre più indifferenziata, delle più note località turistiche delle Alpi. A Onore, paese di mezzamontagna della Bergamasca, le esigenze sono diverse. Ed anche i rischi che coinvolgono altre realtà simili della montagna italiana. Lo spopolamento, innanzitutto. Con la fuga verso le città di pianura che offrono stimoli ed opportunità.

Una logica rifiutata da Onore e dalla sua giovanissima giunta comunale, sostenuta anche dal giovanissimo consigliere regionale lombardo Michele Schiavi. Forse proprio la presenza di giovani amministratori ha portato il paese a credere nel futuro. Con iniziative culturali, con iniziative imprenditoriali anche in ambito industriale, con iniziative turistiche. Mica facile conciliare tutto. A Onore ci riescono puntando sull’elemento fondamentale: la qualità delle persone. Dunque industria innovativa e leggera, con il cervello a Onore e la produzione a valle. Dunque lavoro da remoto per professionisti. Dunque turismo di qualità e non riservato ad una oligarchia straniera altospendente. Dunque progetti culturali affidati ad un esperto come Cimmino che ha la capacità di portare in Val Seriana ospiti in arrivo da tutta Italia.

Un modello vincente che dovrebbe rappresentare un esempio per la stragrande maggioranza dei paesi di montagna. Perché il 35% del territorio italiano è montuoso (tra Alpi ed Appennini) ma solo poche località possono vivere di turismo per ricchi. Mentre, a quote più basse, il turismo finisce per essere concentrato in un paio di mesi estivi. Occorre quindi ampliare l’offerta con iniziative nell’arco di 12 mesi. In caso contrario i costi diventano insostenibili, con infrastrutture e servizi previsti per una popolazione che si moltiplica per 5/10 volte durante l’estate ma con incassi concentrati in pochi giorni.

Più iniziative significano anche più opportunità di lavoro, più occasioni di socializzare, minor bisogno di emigrare. Partendo, e in Italia è un miracolo, dalla cultura e non dai professionisti delle comparsate politicamente corrette.

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