Arriva Orban il cinese. Ed a Bruxelles si innervosiscono. Perché i democratici rappresentanti degli oligarchi europei hanno provato a tagliare i fondi distribuiti a Budapest in una sorta di ricatto: o ti pieghi ai voleri del politicamente corretto, al non pensiero woke, alla guerra di Zelensky e della NATO, oppure ti scordi i finanziamenti e l’Ungheria farà la fame.
Orban non si è piegato e in Ungheria sono arrivati i soldi cinesi. Per aprire nuove fabbriche e per realizzare una ferrovia da Budapest a Belgrado. Le nuove fabbriche, a partire da quelle per le auto, serviranno ad evitare i dazi contro le vetture cinesi prodotte in Asia. Queste saranno, a tutti gli effetti, auto europee. E la ferrovia? Sarà la punta estrema, almeno per ora, della Via della Seta, portando le merci cinesi nel cuore dell’Europa.
Meravigliosi effetti della stupidità totale degli euroburocrati e dei politici strapagati per fare errori senza soluzione di continuità. Nel caso dell’Ungheria il rischio è doppio. Perché Orban, oltre a fare affari con Xi Jinping, è in ottimi rapporti con Putin, ed ottiene gas russo a prezzi scontati, ed è in ottimi rapporti anche con Trump. Con la possibilità di ottenere condizioni di favore nel caso di nuovi dazi statunitensi contro i prodotti europei.
Ma non è solo l’Ungheria a non poterne più dei ricatti di Bruxelles, delle imposizioni assurde e non condivise, del servilismo nei confronti dei mercanti di armi. Si è stancata la Slovacchia, si sta stancando la Bulgaria, cresce la rabbia in Romania. Senza dimenticare i territori orientali della Germania. Persino in Moldova sono stati necessari i trucchi elettorali per conservare il potere nelle mani della leader al servizio di Bruxelles, clamorosamente sconfitta dal voto dei residenti. I Paesi che hanno dovuto sopportare il giogo di Mosca sembrano preferire i rapporti con la Russia a quelli con la banda di Ursula von der Leyen. Era meglio il nemico da odiare piuttosto dei falsi amici ipocriti, melliflui e pronti a massacrarti con il sorriso sulle labbra.
Ma oligarchi, speculatori, guerrafondai, burocrati e cialtroni di ogni risma fingono di ignorare il malessere che cresce. Finché c’è guerra – contro la Russia, la Cina, l’Iran, il Venezuela, Cuba, la Corea del Nord, il Mali, etc etc – c’è speranza.
Orban il cinese spaventa i maggiordomi di Bruxelles
Arriva Orban il cinese. Ed a Bruxelles si innervosiscono. Perché i democratici rappresentanti degli oligarchi europei hanno provato a tagliare i fondi distribuiti a Budapest in una sorta di ricatto: o ti pieghi ai voleri del politicamente corretto, al non pensiero woke, alla guerra di Zelensky e della NATO, oppure ti scordi i finanziamenti e l’Ungheria farà la fame.
Orban non si è piegato e in Ungheria sono arrivati i soldi cinesi. Per aprire nuove fabbriche e per realizzare una ferrovia da Budapest a Belgrado. Le nuove fabbriche, a partire da quelle per le auto, serviranno ad evitare i dazi contro le vetture cinesi prodotte in Asia. Queste saranno, a tutti gli effetti, auto europee. E la ferrovia? Sarà la punta estrema, almeno per ora, della Via della Seta, portando le merci cinesi nel cuore dell’Europa.
Meravigliosi effetti della stupidità totale degli euroburocrati e dei politici strapagati per fare errori senza soluzione di continuità. Nel caso dell’Ungheria il rischio è doppio. Perché Orban, oltre a fare affari con Xi Jinping, è in ottimi rapporti con Putin, ed ottiene gas russo a prezzi scontati, ed è in ottimi rapporti anche con Trump. Con la possibilità di ottenere condizioni di favore nel caso di nuovi dazi statunitensi contro i prodotti europei.
Ma non è solo l’Ungheria a non poterne più dei ricatti di Bruxelles, delle imposizioni assurde e non condivise, del servilismo nei confronti dei mercanti di armi. Si è stancata la Slovacchia, si sta stancando la Bulgaria, cresce la rabbia in Romania. Senza dimenticare i territori orientali della Germania. Persino in Moldova sono stati necessari i trucchi elettorali per conservare il potere nelle mani della leader al servizio di Bruxelles, clamorosamente sconfitta dal voto dei residenti. I Paesi che hanno dovuto sopportare il giogo di Mosca sembrano preferire i rapporti con la Russia a quelli con la banda di Ursula von der Leyen. Era meglio il nemico da odiare piuttosto dei falsi amici ipocriti, melliflui e pronti a massacrarti con il sorriso sulle labbra.
Ma oligarchi, speculatori, guerrafondai, burocrati e cialtroni di ogni risma fingono di ignorare il malessere che cresce. Finché c’è guerra – contro la Russia, la Cina, l’Iran, il Venezuela, Cuba, la Corea del Nord, il Mali, etc etc – c’è speranza.
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