Parigi addio

3 Luglio 2026

 

 

Ibrahim Traorè, il giovane ufficiale che guida la giunta rivoluzionaria del Burkina Faso, saluta e se ne va.

 

Dice addio a Parigi. Al neocolonialismo francese, più gravoso di ogni colonialismo esplicito del passato.

 

Mali e Niger si sono già mossi nella stessa direzione. E, d’altro canto, questi paesi subsahariani hanno già da tempo provveduto a dare lo sfratto alle truppe francesi che risiedevano in città e fortificazioni. Di fatto ponendo così termine ad una, lunga e pesante, subalternità coloniale.

Questa vera e propria cacciata dei francesi è stata resa possibile dall’esplicito appoggio di Russia e Cina alla indipendenza dei paesi africani.

 

La Russia inviando anche reparti, diciamo così, “privati” a presidiare il territorio.

La Cina facendo pesare, e molto, la sua influenza economica nell’intera regione subsahariana.

 

La reazione di Parigi è stata veemente.

Perdere il controllo della regione africana, significa vanificare tutto il castello costruito sulla françafrique. La moneta coloniale che Parigi ha sempre mantenuto in vigore, in totale spregio degli accordi europei. E dell’euro.

 

È stata proprio questa moneta coloniale a continuare a garantire alla Francia degli standard economici molto superiori alle sue, effettive, potenzialità.

 

Ora, però, è finita. Anche se Parigi cerca di fomentare conflitti nella regione subsahariana, facendo leva su regimi ancora a lei subalterni.

Sono, però, solo colpi di coda di un pitone agonizzante.

 

Traorè e alleati stanno dimostrando di sapersi muovere con abilità diplomatica sulla scena internazionale.

Costruendo rapporti con Washington e, soprattutto, con Telaviv.

Questo, naturalmente, non significa un alienarsi da russi e cinesi. Che restano le due sponde più forti sulle quali Traorè ed i suoi alleati possono contare.

In sostanza, la garanzia, anche militare, di una indipendenza effettiva ormai conseguita.

 

Tuttavia, il problema per questa nuova realtà subsahariana emergente, è rappresentato essenzialmente dall’invadenza francese.

E la diplomazia posta in atto tende, appunto, ad evitare che Parigi possa contare su altri appoggi per mantenere quanto ancora resta del suo impero africano.

 

Per altro, sia Telaviv che, soprattutto, Washington hanno non pochi interessi in contrasto con Parigi nella regione.

Non ultimo, l’indebolire ulteriormente Macron che, non dimentichiamolo, non ha appoggiato l’offensiva di americani ed israeliani in Iran.

 

In sostanza, quanto sta avvenendo sotto il Sahara dimostra la complessità della scena internazionale. E il gioco variabile delle alleanze.

Un “amico”  in un quadrante, può divenire facilmente un ostacolo in un altro. O, addirittura, un nemico.

 

Geometrie variabili. La nuova realtà della politica internazionale, che ci sta costringendo a rivedere radicalmente il nostro, troppo pigro, modo di pensare.

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