Parliamo di lobby

4 Agosto 2024

 

 

Ha suscitato molte polemiche l’uscita di Federico Rampini, durante una trasmissione televisiva, sull’esistenza di una lobby “transgender”. Che ha definito molto influente, almeno negli States. Paese che Rampini, va detto, conosce bene.

Orrore della conduttrice politicamente corretta.

“Possiamo chiamarla comunità…”, ha provato a correggere.

“No – ha ribadito Rampini – è una lobby. Potente e cattiva”.

Ora, non mi interessa poi molto elucubrare sul ruolo politico crescente di tale lobby. Che, via via, sta sempre più condizionando la sfera politica, come è, per altro, nella sua natura prima. E determinando scelte che non avrebbero alcuna ragione di essere, se non, appunto, per provocare una trasformazione della mentalità generale. Inibendo gli altri – la maggioranza certo, e numerosa, anzi assolutamente prevalente, ma incapace di fare azione di lobbing – da ogni reazione.

 

Mi limito a notare quasi marginalmente, come tale lobby, almeno in Francia, sia giunta ormai al potere. Tanto che non la si può più definire un gruppo di pressione, bensì la nuova élite. Che determina scelte e politiche imposte a tutti gli altri.

 

Ed è proprio qui il nocciolo del problema. Questa nuova élite (chiamiamola così, per comodità) presenta un asse di sviluppo assolutamente avulso da ogni realtà concreta.

Totalmente incentrata sul proprio, velleitario e ossessivo, interesse. Incapace anche solo di concepire una realtà “altra”, più articolata e complessa, dei suoi impulsi, diciamo così, inferi. O, per essere più espliciti, dei propri istinti.

 

E questo diventa il nocciolo del problema. Perché non ci si trova di fronte a due realtà contrapposte che ricercano, comunque, una differente visione ed interpretazione delle cose del mondo. Insomma, per semplificare all’estremo, a due ideologie. Quali potevano essere, ad esempio, comunismo e fascismo. Con tutti i loro limiti e difetti. Tuttavia tentativi, più o meno organici, di dare una risposta complessiva ai problemi dell’uomo. A tutti i problemi. Quelli puramente fisici dettati dalla necessità. E quelli di ordine spirituale.

Lasciamo perdere la questione delle risposte. Del loro essere, sempre, inadeguate. Del loro non riuscire a cogliere la complessità della natura dell’uomo e di quella dei popoli.

Risposte inadeguate, certo. Tutte. Ma, per lo meno, tentativi di darci una spiegazione del mondo. Di interpretare la sua, variegata e multiforme, natura.

 

Oggi è tutto diverso. Non vi sono più ideologie che tentino di spiegarci il mondo. Di interpretarne il senso.

Solo dei grumi informi, e sinceramente maleodoranti, di pulsioni. Che vogliono, esclusivamente, la propria momentanea gratificazione.

 

È questo ciò che ci ostiniamo ancora a chiamare Occidente.

Un miscuglio indecifrabile di istinti, elevati falsamente a modelli di vita. Di pulsioni che ci si illude possano venire prese come obiettivi. Di conati nauseabondi, che ci hanno insegnato a chiamare scelte. E a vedere come un privilegio.

 

Se questa è la Civiltà, ben venga la barbarie. Che sarà rozza, rude…che avrà modelli di comportamenti sociali vecchi o anarchici. Tirannide, in ogni caso, capace di distruggere lungo il suo cammino le vestigia di una civiltà esaurita. Totalmente riversa su se stessa. Incapace di fare altro, se non compiacersi del proprio ombelico.

Per farla breve, il nostro, cosiddetto, Occidente è ormai una melma, ben rappresentata dalla inaugurazione olimpica di Parigi. Con travestiti da puffi che, oscenamente, si fingono Dyoniso. E che imitano, in modo grottesco, scene del passato, di cui non hanno più che un vago ricordo.

Compiaciuti e satolli del proprio essere…nulla.

Di correre, ridendo, verso l’autodistruzione. Verso l’assoluta sterilità…

 

La vita, quella vera, è altrove. Ci piaccia o meno, prima o poi ce ne renderemo conto.

In modo violento, temo.

Ma la violenza, sarà necessaria per purificare questo assoluto verminaio.

Per annichilire questo cadavere.

E fare spazio all’irrompere della vita.

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