Macron, il Presidente francese, fa il duro. Convoca gli europei con l’aggiunta di Zelensky. Gioca a fare il padrone di casa e annuncia che “si deve essere pronti alla morte per salvare Kiev”.
Musica, ovviamente, per le orecchie del tirannello ucraino.
Però Macron non specifica una cosa davvero importante. Fondamentale.
Chi dovrebbe essere pronto a morire per Kiev?
Perché è evidente una cosa. Gli europei, o meglio i popoli dell’Europa non ne vogliono sapere di questo “sacrificio”. Non lo capiscono. Non lo sentono. Soprattutto non lo vogliono.
Infatti solo le, cosiddette, élite di governo, che tutto fanno tranne che interessarsi dei loro popoli e paesi, sembrano pronti a tale olocausto.
Sempre ammesso che siano ancora lontane le elezioni. Perché, in quel caso, cominciano i dubbi. E la narrativa cambia. Molto.
Macron, per altro, è probabilmente cosciente di essere alla frutta. O peggio.
Le piazze francesi sono in aperta rivolta. E le banlieues fuori dal controllo dello stato.
Si votasse domattina, Macron verrebbe rispedito a casa.
Ma non si vota domani. E così il nostro può continuare a nuocere alla Francia. E a tutta Europa.
Perché evidentemente deve servire fino in fondo ben altri interessi.
Gli interessi di quelle lobby e conventicole che vogliono la guerra con la Russia. Per i loro interessi, e costi quello che costi.
Tanto a pagare il costo non saranno certo loro.
Macron vezzeggia pubblicamente il guitto ucraino. Che si compiace ed ingrassa di gioia. Sperando.
Tuttavia mi sembra una speranza vana. Quelle di Macron, e in genere degli europei, sono promesse per un futuro alquanto lontano.
Tre anni. Troppi.
La Russia ha accelerato gli attacchi. Si è tolta i guanti bianchi indossati per troppo tempo. Kiev è, ormai, sempre più una rovina. E non vi è regione ucraina che non subisca pesanti e continui attacchi.
Macron parla. Alza la voce. Cerca di fare la ruota davanti ad ospiti ed alleati.
Ma non è un pavone.
Solo un cappone in attesa del pranzo di Natale.


