No, non è solo un titolo di uno dei, più famosi, romanzi del ‘900.
È una domanda precisa, che si sta facendo sempre più assillante in queste ore.
Perché il suono di questa campana ha soltanto un significato.
Morte.
Che, poi, si tratti solo di morte politica, e, in altri casi, di eliminazione anche fisica, conta relativamente.
Il suono della campana è un avviso ben preciso.
E andrebbe ascoltato.

La campana ha suonato, in queste ore, innanzitutto per Keir Starmer.
Che è stato costretto a rassegnare le dimissioni. E concludere così, in modo assolutamente inglorioso, una ben poco gloriosa carriera politica.
Farage è trionfante. Viene dato, da tutte le previsioni, oltre il 30%. A cui va, poi, collegato il 5% ed oltre del più, radicale, Restore Britain.
Se la previsione si tradurrà in voti reali, sono percentuali che, visto il sistema elettorale britannico, potrebbero permettergli di entrare a Downing Street.
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E la campana suona per Merz. Il, debolissimo, Cancelliere tedesco, l’uomo imposto al governo della Germania dalle banche d’affari internazionali, da cui proviene.
Tutto l’Est è, ormai, in mano al’AfD. Destra nazionalista, contraria a Bruxelles e che vuole la pace e la cooperazione economica con la Russia.
L’AfD avanza anche nei Länder occidentali. E, forse, questo soltanto impedirà che la Germania torni a spaccarsi in due. Forse…
Suona la campana per Macron. Asseragliato all’Eliseo. Le strade in rivolta. Le Banlieue fuori controllo, e previsioni elettorali apocalittiche.
E suona, ormai, anche per la nostra Meloni. In stato confusionale, dopo il liscia e bussa ricevuto da Trump. Meloni ormai consegnatasi, mani e piedi, alle gabole di Bruxelles.

Certo, i sondaggi, ancora, sembrano favorirla. Soprattutto per l’inconsistenza di una, fantasmatica, opposizione di sinistra.
Tuttavia credo sia evidente che non saremo noi italiani, nelle urne, a decidere chi salirà a palazzo Chigi.
Si prepara una notte dei lunghi coltelli. L’ombra del Quirinale cela già, forse, il fantasma di un “governo tecnico”.
Storie diverse. E ve ne potrebbero essere ancora altre.
Storie, tutte, che ci raccontano il dissolversi, sempre più, rapido di questo aborto che abbiamo avuto il coraggio improvvido di chiamare Europa.