Per Urso il problema è produrre più auto. Anche se il ceto medio non può più comprarle

24 Agosto 2024

Invece di occuparsi di Ius scholae il governo dovrebbe studiare le modalità per cancellare la cittadinanza della famiglia Elkann impegnata, non da oggi, a far la guerra agli italiani. Ma, al di là di questo, appare davvero troppo fazioso l’attacco sferrato dal ministro Urso a Stellantis nel suo intervento al meeting di Comunione e Liberazione a Rimini.

Perché è verissimo che il gruppo francese, con all’interno ciò che resta della Fiat, non fa assolutamente nulla per rilanciare la produzione automobilistica in Italia. Al di là, ovviamente, della consueta richiesta di aiuti pubblici che ha sempre contraddistinto la politica industriale della Fiat.

Ma l’intervento di Urso è squallidamente autoassolutorio poiché il ministro finge di non capire che la produzione cresce se aumentano le vendite di auto. E in Italia non possono aumentare proprio perché il governo Meloni, seguendo pedissequamente e stupidamente la linea Draghi, continua a penalizzare il ceto medio che sarebbe fondamentale per rilanciare il mercato dell’auto.

Salari ridicoli, tasse e balzelli, aumenti dei prezzi che ignorano le statistiche ufficiali sull’inflazione. E poi si chiedono alle famiglie esborsi di decine di migliaia di euro per l’acquisto di una nuova vettura. Che dovrà pagare bollo, assicurazione, posto auto.

Se poi non bastano gli aspetti economici, si aggiunge la persecuzione della mobilità privata nei comuni e sulle strade. Parcheggi a pagamento ovunque, limiti di velocità assurdi, controlli ossessivi, contravvenzioni per far cassa. Ogni viaggio trasformato in un incubo per stare attenti non alla strada ma ai limiti di velocità che cambiano ogni km, con autovelox piazzati in ogni luogo.

Ed allora, dopo aver eliminato il piacere della guida, dopo aver creato le condizioni per scegliere tra l’acquisto di un’auto e la possibilità di andare in vacanza, o tra l’acquisto di una vettura ed una cura sanitaria o l’università per i figli, Urso si occupa ancora di produzione e non della distruzione di un mercato potenziale? Forse, insieme agli Elkann, anche il ministro potrebbe scegliere di andarsene altrove a far danni.

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