Come ogni anno, sul far dell’estate, arriva puntuale la relazione della Banca d’Italia a smontare le bugie e le costruzioni fantasiose della maggioranza di governo. In questo caso del governo regionale piemontese. D’altronde non si poteva certo pretendere che fosse l’oppofinzione a studiare le carte che evidenziano la falsità della narrazione ufficiale. Soprattutto quando maggioranza e oppofinzione in Regione ribaltano i ruoli a Torino e continuano ad andare sottobraccio in nome della concordia istituzionale.
Che va tanto bene quando garantisce i risultati promessi. Ma così non è. E il Piemonte – terra ricca, felice, ubertosa, che spazia dalle più alte vette d’Europa al vicinissimo mare ligure, che vanta università d’avanguardia e industrie che il mondo invidia – si scopre scarsamente attrattivo. I giovani laureati se ne vanno e non vengono sostituiti da coetanei stranieri altrettanto preparati, perché fuggono coloro che hanno alte professionalità e arrivano, quando arrivano, solo braccia.
I giovani che hanno fondato aziende ad alta crescita sono meno della media nazionale ed il 30% di loro ha preferito fondare l’azienda in un’altra regione. Non proprio un motivo di vanto per le istituzioni piemontesi.
Ma Bankitalia non è tenera neppure con gli imprenditori. Ed il confronto con le multinazionali presenti in Piemonte è impietoso. Le multinazionali sono il 4% del totale delle imprese, ma hanno il 25% degli addetti e rappresentano il 40% del valore aggiunto. Hanno una maggiore attenzione all’export, una maggiore propensione agli investimenti in innovazione, più lavoratori a tempo indeterminato e con retribuzioni più elevate. Risultato? Hanno una produttività più elevata, che è proprio uno degli elementi di criticità dell’imprenditoria subalpina. Non è che investire di più e pagare di più i dipendenti sia la strategia vincente?
A salvare, parzialmente, la situazione, è il minor costo della vita rispetto alle altre grandi città, a partire da Milano. Però il reddito reale è comunque diminuito, il potere d’acquisto si è ridotto – nonostante le menzogne del governo – e si sono ridotti i risparmi. La concordia istituzionale, tuttavia, prosegue. E invece di confutare la falsa narrazione della Regione, il Comune di Torino ha scelto di penalizzare gli abitanti: il costo della vita è basso, dunque si può aumentare la Tari. Per rendere più attrattivo il territorio.

