Pinocchio dice una, mezza, verità. Con la solita aria di, triste, sufficienza, da funzionario di banca quale è sempre stato e, in fondo, resta, il Cancelliere Merz ha detto una verità. Però una verità dimezzata.
La Germania sta attraversando un momento difficile. Molte aziende falliscono. La disoccupazione, o meglio la perdita di posti di lavoro veleggia a due cifre ogni mese.
La più grave crisi economica dal secondo dopoguerra ad oggi.

Tutto vero. Tutto perfettamente spiegato. Tranne che per un particolare non secondario.
Perché la Germania, fino all’altrieri locomotiva d’Europa, versa, oggi, in tali condizioni?
Non si tratta del destino cinico e baro. Nè di una, ineluttabile, recessione internazionale. La crisi tedesca deriva da una precisa scelta di campo. Se vogliamo da una scelta ideologica, voluta dallo stesso Merz.
La vera forza della Germania consisteva nell’essere il principale hub del gas e del petrolio russo.
Una forza costruita, con cautela e pazienza, dai Cancellieri tedeschi, da Brandt, con la sua Ostpolitik, in poi.
E portata a compimento da Kohl, insieme al sogno della riunificazione tedesca.

Riunificazione che, però, non poteva essere ostile a Mosca. Perché questa Germania unificata dipendeva, comunque, dalla Russia. E solo il rapporto preferenziale con Mosca ne garantiva il primato in Europa.
Già con la Merkel, però, le cose cominciarono a mutare. Perché la Russia sembrava precipitata in un baratro senza fine, sotto la guida (si fa per dire) di Eltsin.
E tutti pensarono di poterne approfittare.
Tutti. Compresa la Cancelliera, miope sulla lunga distanza. E che, tuttavia, cercò di mantenere una qualche forma con il Cremlino.
Si rivelò, spesso, inaffidabile ed ambigua. Tuttavia riuscì nell’intento di non chiudere le comunicazioni con Mosca.
E questo permise a Berlino di mantenere i rapporti commerciali con la Russia.
Di continuare ad essere il collettore del gas e del petrolio, il principale hub per l’Europa occidentale.
Politica ambigua, dicevo. Tuttavia utile.
Che, però, è stata troppo semplicisticamente dimenticata, e cassata, dall’ultimo governo tedesco.

Con lo scialbo burocrate di Black Rock, il Cancelliere Merz, totalmente prono ai diktat delle multinazionali con sede a Londra e New York. Dalle quali proviene.
È stato questo atteggiamento, sono state queste scelte politiche, totalmente a discapito dei cittadini tedeschi, a portare la Germania in questo tunnel.
A farla precipitare in una crisi che era perfettamente evitabile. Con un po’ di buon senso e, forse soprattutto, di onestà intellettuale.
Merz ora piange la crisi economica in cui ha trascinato il suo paese.
Lacrime di coccodrillo.
Lacrime di Pinocchio.