Vittorio Sgarbi è, indubbiamente, uno spiritaccio polemico. Che proprio su questa sua vis ha costruito la vasta notorietà di cui gode presso il grande pubblico. Che di arte, parliamoci chiaro, nulla sa. Ed ancora meno s’interessa.
Ma Sgarbi è anche, anzi soprattutto, uno storico d’arte vero. Di gran razza. Con una conoscenza approfondita, da specialista, di Caravaggio e dintorni. Ed una rara sensibilità, ed intelligenza, nell’analisi delle più diverse stagioni artistiche.
E da vero storico dell’Arte dirige il MART di Rovereto. Fiore all’occhiello della Provincia di Trento, e uno dei più importanti, anzi forse il piu imporrante Museo italiano di arte contemporanea.
Lo dirige da par suo. E a suo modo, naturalmente. Con colpi di genio destinati a suscitare polemiche feroci. Cosa che, chiaramente, non gli dispiace affatto.
Ed è così che, dopo una, molto discussa mostra su “Evola pittore”, Sgarbi annuncia, ora, una mostra sull’Arte del Fascismo. Che sta, ovviamente, scatenando polemiche… ed ancora più ne scatenerà nel prossimo futuro.
Ovviamente, perché, come diceva Maurizio Costanzo, la mamma dei cretini è sempre incinta.
Infatti il Fascismo ha segnato la storia politica e al contempo culturale dell’Italia per ben oltre un ventennio del Novecento. Ventennio critico, certo. Ma anche cruciale da un punto di vista artistico. Ricco di fermenti, stimoli, creatività. Perché, non dimentichiamolo mai, la prima metà del nostro ‘900 è stato il Secondo Rinascimento, come intuì il poeta Arturo Onofri. E i due decenni fascisti ne furono parte integrante. E centrale.
Il nostro mondo accademico – per non parlare di quello giornalistico – finge, però, che così non sia. Continua a barricarsi dietro alla più infelice delle affermazioni del Croce: il Fascismo come parentesi nella storia d’Italia. Un corpo estraneo, avulso dal contesto.
Ma come si possono comprendere il Futurismo (soprattutto nella sua seconda fase), il Modernismo, il Razionalismo architettonico e urbanistico, la pittura metafisica di De Chirico, la grande arte di Sironi… senza tenere conto che tutto ciò si realizò nel periodo di Mussolini a Palazzo Venezia?
Sarebbe come studiare Raffaello e Michelangelo lasciando in ombra la Signoria dei Medici a Firenze, e il dominio dei Papi su Roma.
Sgarbi, già moltissimi anni fa, affermò, davanti ad un Maurizio Costanzo pallido di paura, che sono le grandi tirannidi, monarchie, dittature ad aver patrocinato l’arte. Dalle Piramidi d’Egitto in poi. Le democrazie si perdono troppo in discussioni. E producono poco.
La stessa, grande, stagione di Atene, si inverò sotto Pericle. Un demagogo al potere. Se vogliamo, un dittatore democratico.
E quindi ben venga questa mostra sull’Arte del Fascismo. E lasciamo che i lividi, e incolti, critici sfoghino la loro servile bile. Chissà se faranno lo stesso quando Sgarbi metterà mano ad un’altra mostra, già annunciata sull’Arte del Comunismo?
Chissà se, anche, allora beleranno come capre rabide?


