Perché cantano se non hanno nulla da dire? Era la sostanza del commento di Francesco Guccini rispetto a un’edizione passata di Amici, il programma Mediaset di Maria De Filippi che dovrebbe lanciare nuovi protagonisti della musica e della danza. Sono trascorsi alcuni anni ma l’analisi gucciniana non cambia. Anzi, la qualità è ulteriormente peggiorata. Però la risposta è semplice: cantano per denaro, per fama. D’altronde non è che altri programmi offrano molto di meglio e lo squallore degli ultimi Festival di Sanremo è la dimostrazione evidente che successo e qualità non hanno nulla da spartire.
Non a caso a scalare le classifiche dei brani più ascoltati e scaricati sono i capolavori di piccoli delinquenti che entrano ed escono (rapidamente) dal carcere non perché impegnati in battaglie per nobili ideali ma per scontri tra bande di criminali. Meraviglioso specchio di una società che cambia sempre in meglio.
E allora musica zero, voce zero, testi di finta rabbia che utilizzano il linguaggio di un bambino delle elementari ma estremamente maleducato. Sono le nuove forme artistiche, le nuove espressioni culturali. Tutto legittimo, per carità. Come è legittimo che nel programma della De Filippi non ci sia neppure un giurato eterosessuale. Si vede che le fanno schifo. Un po’ di parte, ma va bene lo stesso.
Quello che non va bene è che non ci siano alternative. Non un programma che promuova chi canta perché ha qualcosa da dire. Chi canta sapendo cantare e non limitandosi a bofonchiare testi che, anche a Sanremo, devono essere spiegati perché gli interpreti non sanno neppure parlare. Chi canta su una base musicale e non di rumori corporali. Ma a TeleMeloni interessa solo piazzare i famigli nelle varie direzioni, evitando accuratamente di incidere sui programmi. Con il brillante risultato di non cambiare nulla, di non indirizzare nulla e di ritrovarsi ugualmente alle prese con uno sciopero di giornalisti che si sentono oppressi per principio.

