Pound e Pasolini, un incontro che oggi, gli idioti social, definirebbero rossobruno

25 Luglio 2026

7 giugno 1968, sul secondo canale della Rai viene trasmessa l’intervista, registrata alcuni mesi prima a Venezia, di Pier Paolo Pasolini ad Ezra Pound. Un’idea, coraggiosa e intelligente, di Vanni Ronsisvalle che impiega tempo e fatica a convincere i due protagonisti attorno ai quali monta un programma di 1 ora con la voce narrante di Arnoldo Foà e interventi esterni di personalità della cultura del tempo, a partire da Montale.

Eppure Pasolini, sino a pochi mesi prima, era stato estremamente duro e sgradevole nei confronti del grande poeta, uno dei più grandi a livello mondiale, ma colpevole di essere fascista. Tutto questo è raccontato, benissimo, da Luca Gallesi nel suo ultimo libro “Pound e/o Pasolini”, (edizioni Ares).

Gallesi narra la trasformazione in atto in Pasolini durante l’intervista, una trasformazione che lo porterà a diventare un affascinato sostenitore dell’opera di Pound, antesignano di molte delle battaglie che vedranno il poeta, scrittore e regista italiano schierato, come Pound, contro il consumismo, contro lo strapotere della finanza, contro la cancellazione delle radici contadine.

Non mancheranno, comunque, le prese di distanza, anche nelle lettere scritte da Pasolini a Vanni Scheiwiller che era l’editore di entrambi. E proprio Scheiwiller rappresenta un simbolo di tutte le opportunità che la destra italiana ha sprecato, preferendo rifugiarsi nell’alibi dell’emarginazione. Perché l’editore è sempre stato prodigo di consigli e di incoraggiamenti nei confronti dei piccoli cenacoli culturali di quella destra che pensava invece di rinchiudersi nel piagnisteo.

Una destra che, ora, non esiterebbe sui social a definire Pound “zecca rossa” non solo per l’intervista di Pasolini ma, soprattutto, per essere diventato un mito per il mondo beat, su cui Gallesi si sofferma giustamente.

Un libro che, comunque, imbarazzerà anche una gauche intello pronta a collocare Pasolini sugli altari, a patto di cancellare la memoria di un rapporto culturale con il fascista Pound. E cancellando soprattutto l’ultimo gesto poetico di Pasolini prima della morte: un invito ai giovani di destra affinché difendessero i valori della tradizione, affinché creassero una Nuova Preistoria.

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