Pride & Olimpia

29 Luglio 2024

 

 

Disgusto. Indignazione. Vergogna. Ironia (anche pesante) per la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Parigi.

Non solo una Drag Queen come tedoforo, e un atleta uomo che sfila vestito da donna in nome della parità di genere. Ma anche, anzi soprattutto, delle coreografie che hanno fatto impallidire le caotiche manifestazioni del Gay Pride. Tra cui una parodia dell’Ultima Cena interpretata ancora da Drag Queen, travestiti, transgender… O con Dioniso trasformato in un puffo blu.

Insomma, la celebrazione e il trionfo della nuova ideologia Lgbtq+ e chi più ne ha più ne metta.

 

Indignarsi, però, non ha molto senso. Anzi, tutto sommato dobbiamo osservare la cosa con una certa, cupa, soddisfazione.

Perché svela, nel modo più chiaro, chi sia al potere oggi. Quale lobby di fatto influenzi e determini le politiche dell’Eliseo. E, purtroppo, non dell’Eliseo francese soltanto.

E, parimenti, come tutta la retorica sulla cultura woke, i diritti delle minoranze e altro, non sia che una cortina fumogena. Che serve solo a mascherare la volontà di certe élite, economiche e non certo morali, autoproclamate ed autoreferenziali, di imporre il loro “stile di vita”, le loro preferenze (non uso il termine depravazione per evitare censure) a tutti gli altri. Alla maggioranza. Che, per altro, come ha detto il nostro Mattarella non può pretendere di imporre le sue decisioni. Sarebbe tirannide…

E certo…perché la democrazia vera, quella che piace ai potenti, sono ristrette minoranze che inpongono non solo la loro volontà politica a tutti gli altri, ma anche le loro preferenze debosciate. Piccole conventicole che si riuniscono in luoghi come Davos, vestiti in modo strano, e programmano la riduzione di un paio di miliardi di unità dell’umanita. Perché sempre più inutili ai loro scopi ed interessi.

Progettano un mondo per pochi, loro ovviamente e un po’ di schiavi… Un mondo in cui più nulla risponda a quelle, fasciste e reazionarie, leggi di natura. Che vanno sovvertite. E irrise.

Per non parlare delle religioni. La blasfemia è stata uno dei tratti fondamentali di questa cerimonia. Come lo è, sempre più, di altre cerimonie e manifestazioni. Dalle Olimpiadi al Festival di Sanremo.

Con un tripudio di simboli che rimandano al satanismo…

 

Oh, ma mica crederai a quella roba lì…

 

No, io no. Ma ci credono loro, evidentemente. E, perciò, si comportano di conseguenza. E questo non può non preoccupare…perché le conseguenze le vediamo, e paghiamo concretamente ogni giorno di più.

 

Insomma, Cerimonia di apertura che avrebbe dovuto celebrare la gloria di Macron. E che, invece, ha solo svelato la sua degradante debolezza. Fischiato, contestato. Con il sistema di trasporti francesi nel caos per un attacco di hacker…russi? Ecologisti radicali? Jihadisti? Ci sarebbe solo l’imbarazzo della scelta.

L’altra Francia. Che risuona nelle vibrate proteste di Bardella…e in quelle, decisamente meno diplomatiche e più vehementi, di Marionne Marechal. La nipote di Marine Lepen.

 

Storie di ordinaria follia…francese. Paese di Rabelais. Dove il grottesco è sempre in agguato.

 

Mi viene in mente, però, l’,inaugurazione delle Olimpiadi Invernali del 2014. Dieci anni fa. A Sochi, in Russia. O quelle più lontane, il 2008, a Pechino.

Le coreografie eleganti. La ricerca della bellezza e la sua celebrazione. Il senso di rievocare antiche tradizioni. Poesia. Musica armoniosa. Danza.

 

E le paragono, istintivamente, con questa volgarità.

Macron è il sostenitore della necessità di mandare truppe europee a combattere in Ucraina. Contro i Russi. Per la nostra civiltà, ha detto.

Ma chi sarebbe disposto a combattere, e morire, per questa roba? Ci mandi le Drag Queen. O i suoi amici con gonna e tacchi a spillo.

 

Russi, cinesi…combattono per ben altro.

Comunque vada, questo Occidente al crepuscolo ha già perso. Un crollo annunciato. Senza onore né bellezza.

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