Primavera di bellezza. La gioventù vissuta intensamente nell’ultimo libro di Gianni Bonini

15 Marzo 2024

Maledetti toscani? Figurarsi i fiorentini, allora. Solo a un fiorentino doc come Gianni Bonini sarebbe venuta la balzana idea di scrivere un’autobiografia definendola “autobiografia non autorizzata”, la scritta che compare nel sottotitolo del suo ultimo libro, “Primavera di bellezza”. Altro spiazzamento per il lettore. Perché la frase ricorda, immancabilmente, il canto Giovinezza. Ma Bonini, maledetto fiorentino, è stato tra i fondatori del “Manifesto”, il gruppo politico legato all’omonimo giornale.

 

Per poi transitare, come tanti di una sinistra estrema di quegli anni, nelle fila del PSI craxiano. Una stagione intensa, quella socialista, sia in campo politico sia nelle tante iniziative di carattere economico che hanno visto Bonini autentico protagonista. E non solo in Italia. Basti pensare al suo ruolo come vicepresidente del CIHEAM, il Centre International de Haute Études Agronomiques Méditerranéennes. Mentre, in politica, ha ricoperto anche la carica di presidente della Fondazione Craxi. Perché la coerenza non è da tutti e si evidenzia proprio quando altri abbandonano la nave.

Ma il libro è soprattutto un romanzo di formazione e la primavera di bellezza è la sua giovinezza privata. Tra la passione per la Fiorentina ed il calcio giocato, la famiglia e lo studio della storia antica. E poi la politica, quando i protagonisti erano preparati e ci credevano davvero. Un percorso, in caduta libera, da Fanfani a Mani Pulite. E in mezzo la storia di un ragazzo che, dall’alluvione del 1966 in poi, ha vissuto intensamente la sua giovinezza, la sua primavera di bellezza.

Bonini assicura di non essere stato un giovane favoloso, ma è stato un ragazzo che ha vissuto pienamente, intensamente, “quella irripetibile stagione della vita che è la giovinezza”.

La stagione che l’ha formato e che lo ha fatto diventare l’uomo che è stato e che è.

Il suo libro lo presenta questa sera, alle 18, nella sede della Fondazione Nodo di Gordio a Pergine Valsugana, in Trentino. Perché, in questa nuova fase di giovinezza tardiva, Bonini ha svolto un ruolo essenziale per la crescita del Nodo di Gordio grazie ai suoi contributi in campo geopolitico e con la sua esperienza in ambito energetico.

 

 

 

 

 

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