Promuovere la lingua occitana cedendo al colonialismo inglese? Un’idiozia!

18 Agosto 2026

Alavetz! Su, avanti! In lingua occitana, per definire il progetto che ha vinto 20 milioni di euro per il rilancio di Elva, in Val Maira, Piemonte. Mirèio è il titolo del poema in lingua provenzale di Frédéric Mistral, premio Nobel per la letteratura. Ed ora, per lanciare la prima scuola estiva internazionale dedicata alla lingua occitana, sempre ad Elva, non si è trovato di meglio che giocare sul titolo del poema per arrivare a definire la scuola MYREiO – MYths and REalities of Occitan. In inglese, ossia una lingua estranea alle popolazioni che parlano occitano tra Italia, Francia e Spagna. Ma completamente estranea a tutti i popoli che vivono sulle Alpi.

Tra l’altro nel progetto sono coinvolte le università di Torino, l’universitat autònoma de Barcelona e l’université de Pau et des Pays de l’Adour. Dunque non c’era alcun bisogno di assoggettarsi al colonialismo del pensiero unico obbligatorio veicolato attraverso l’utilizzo della lingua dei colonizzatori.

Le Alpi – come è stato ricordato nel volume collettaneo “Alpi spina dorsale dell’Europa” – sono state ampiamente popolate dal XI al XIV secolo: cambiamenti climatici, dinamiche geopolitiche e demografia dopo l’anno Mille indussero i Signori a concedere “libertà e buone vianze” a coloro che si facevano montanari.
In poco più di un secolo si fecero montanare culture europee che altrove confliggevano, sulle Alpi da allora si parlano molte lingue europee, mantenute vive da comunità su cui clima e ambiente prevalevano su tutto.
Lungo le curve di livello alpine non c’è traccia di un antico confine interno, quello reno-danubiano, che dal 9 dc, da Teutoburgo continua a dividere l’Europa. Occitani, Francoprovenzali, Walser, Cimbri, Mocheni, Camuni, Ladini, Sloveni sono sulle Alpi da un millennio e le loro lingue sono ancora vive.


Prima dell’anno mille la lingua ufficiale era il Latino, la lingua dell’Impero che ha lasciato tracce epigrafiche, ora la lingua dell’impero ricompare nel titolo di una scuola estiva sull’Occitano.
La presenza di quella lingua è l’orma di un colonialismo che va corretto, un colonialismo di sfruttamento che va fermato.

Condividi

Trending posts

Leggi anche