Putin sta andando all’assalto. Ovvero la Russia è impegnata in un’offensiva crescente in Ucraina. E questo dopo un, lungo, periodo di stasi, che aveva generato non poche illusioni nel fronte occidentale.
Ma ora gli indugi sembrano essere stati superati. E Mosca sta chiaramente facendo capire che è sua intenzione liquidare la “pratica ucraina” nel più breve tempo possibile. Costi quello che costi.
E potrebbe costare davvero molto caro.
Cosa che lo Zar ha messo, decisamente, in conto. Avvisando gli occidentali di essere pronto a tutto. Anche, e va sottolineato, al confronto nucleare. Se necessario.
Naturalmente, la presa di posizione russa, che sembra preludere ad una escalation del conflitto, va letta con estrema attenzione. E presa decisamente molto sul serio. Smettendola con le sciocchezze con cui si è baloccata , in questi due anni, una certa informazione europea. Che sembrava, quasi, essersi convinta che Mosca fosse priva di forze. Incapace di reagire. E destinata a tracollare sotto il colpi di Kiev. Naturalmente spalleggiata, e non poco, dalla NATO.
Ormai anche il comico Zelensky ha smesso di lanciare altisonanti proclami di vittoria. E ammette finalmente (bontà sua!) che la situazione “si sta facendo difficile”.
Ad essere sinceri, più che di difficoltà, si dovrebbe parlare di disastro militare. Incombente. E inevitabile, visto l’impulso alla guerra e all’armamento degli ucraini che è stato dato dall’Amministrazione Biden in queste ore. Spalleggiata da Gran Bretagna e Francia.
Un impulso proditorio sotto molti punti di vista.
In primo luogo perché Biden è un Presidente a scadenza ravvicinata. Ed è assolutamente inusuale che la sua Amministrazione possa prendere l’iniziativa di concedere a Zelensky l’uso di missili a lunga gittata, in palese contraddizione con la chiara volontà della nuova Amministrazione che sta per subentrare.
Perché Trump è stato chiaro. La sua volontà è di trattare con la Russia, e, sostanzialmente, chiudere al più presto la guerra in Ucraina. Abbandonando Zelensky e i suoi al destino che si sono preparati. La sua America non vuole conflitti con Mosca. Anzi…
È, pertanto, palese la forzatura dell’Amministrazione Biden, che sembra cercare di portare il conflitto con Mosca ad un punto di non ritorno. Rendendo, poi, estremamente difficile a Trump l’uscirne.
Anche perché anche i sassi sanno che i missili a lunga gittata, scagliati in queste ore contro la Russia, non vengono manovrati dall’esercito ucraino. Vengono pilotati a distanza da esperti americani ed inglesi, con l’appoggio, fondamentale, di satelliti NATO.
Come dicevo, lo sanno anche i sassi. E, soprattutto, lo sa Putin, che lo ha detto chiaro e tondo. Facendo, per altro, capire che Mosca è pronta, se necessario, ad utilizzare in risposta tutto il suo arsenale. Anche nucleare.
Per altro, la minaccia dei missili americani (e britannici e francesi) verso la Russia, non è tale da preoccupare davvero lo Zar. I sistemi di difesa russi sembrano, ad oggi, perfettamente in grado di contenerli e annullarli.
Ma il problema è, essenzialmente, politico.
Putin ha rallentato, scientemente, l’attacco all’Ucraina, attendendo una trattativa che si potrebbe, facilmente, avviare con Trump alla Casa Bianca.
Tuttavia non può accettare supinamente l’accelerazione che lo spento Biden vuole dare al conflitto in queste ore.
Non può, anche perché all’interno delle élite russe cominciano a farsi sempre più sentire coloro che non vedono alcuna possibilità di trattativa con l’Occidente. E i militari che sono, ormai, pronti ad una dilatazione, anche mondiale, del conflitto.
Questione di settimane, poche, ormai. Perché con Trump nello Studio Ovale tutto, facilmente, potrebbe cambiare.
Però queste settimane, purtroppo, ci sembreranno estremamente lunghe….


