Il pessimo risultato elettorale di Kamala Harris complica non poco lo scenario internazionale. Certo, allontana lo spettro della guerra nucleare che tanto piaceva ai dem statunitensi ed ai loro maggiordomi europei. E scongiurare la catastrofe non è poco. Però, con i dem a Washington, tutto sarebbe stato più chiaro: da un lato l’Occidente Collettivo, con il suo doppiopesismo e la lavagna dei buoni e dei cattivi; dall’altro il Sud globale, con i Brics in costante ampliamento. Pericoloso ma facile.
Adesso, con il ritorno di Trump, tutto torna in alto mare. La telefonata con Putin, smentita ma proprio per questo credibile, mira non solo a metter fine alla guerra, ma anche a ristabilire i rapporti tra Russia e Stati Uniti. D’altronde i due leader avevano trovato un modus vivendi, prima che la NATO e i dem, insieme agli immancabili britannici, provocassero la crisi. E Trump era riuscito persino ad andare d’accordo con Kim Jong-un.
Ora è evidente che Washington vorrebbe un riavvicinamento a Mosca in funzione anti cinese. Ma il Cremlino può fidarsi di un Occidente Collettivo che ha provocato la guerra, che ha varato le sanzioni, che ha ampliato la NATO violando ogni accordo, che ha sequestrato enormi ricchezze russe pubbliche e private?
Mentre proprio la Cina e gli altri Paesi Brics, ma anche un Paese Nato come la Turchia, hanno garantito lo sviluppo dell’economia russa. Putin dovrebbe abbandonare tutti i nuovi amici per abbracciare Trump? Mentre, tra l’altro, l’Europa continua a mostrare totale ostilità nei confronti di Mosca? Il violentissimo discorso anti russo di Mattarella in Cina è non solo imbarazzante e fuori luogo, ma è anche un sintomo del nervosismo dei ceti dirigenti europei per la vittoria di Trump. Con l’enorme rischio che i maggiordomi europei di Biden si ritrovino spiazzati, senza il sostegno di Washington, in guerra contro Mosca, in contrasto con la Cina. Un capolavoro.
Putin dovrebbe fidarsi dell’Occidente collettivo?
Il pessimo risultato elettorale di Kamala Harris complica non poco lo scenario internazionale. Certo, allontana lo spettro della guerra nucleare che tanto piaceva ai dem statunitensi ed ai loro maggiordomi europei. E scongiurare la catastrofe non è poco. Però, con i dem a Washington, tutto sarebbe stato più chiaro: da un lato l’Occidente Collettivo, con il suo doppiopesismo e la lavagna dei buoni e dei cattivi; dall’altro il Sud globale, con i Brics in costante ampliamento. Pericoloso ma facile.
Adesso, con il ritorno di Trump, tutto torna in alto mare. La telefonata con Putin, smentita ma proprio per questo credibile, mira non solo a metter fine alla guerra, ma anche a ristabilire i rapporti tra Russia e Stati Uniti. D’altronde i due leader avevano trovato un modus vivendi, prima che la NATO e i dem, insieme agli immancabili britannici, provocassero la crisi. E Trump era riuscito persino ad andare d’accordo con Kim Jong-un.
Ora è evidente che Washington vorrebbe un riavvicinamento a Mosca in funzione anti cinese. Ma il Cremlino può fidarsi di un Occidente Collettivo che ha provocato la guerra, che ha varato le sanzioni, che ha ampliato la NATO violando ogni accordo, che ha sequestrato enormi ricchezze russe pubbliche e private?
Mentre proprio la Cina e gli altri Paesi Brics, ma anche un Paese Nato come la Turchia, hanno garantito lo sviluppo dell’economia russa. Putin dovrebbe abbandonare tutti i nuovi amici per abbracciare Trump? Mentre, tra l’altro, l’Europa continua a mostrare totale ostilità nei confronti di Mosca? Il violentissimo discorso anti russo di Mattarella in Cina è non solo imbarazzante e fuori luogo, ma è anche un sintomo del nervosismo dei ceti dirigenti europei per la vittoria di Trump. Con l’enorme rischio che i maggiordomi europei di Biden si ritrovino spiazzati, senza il sostegno di Washington, in guerra contro Mosca, in contrasto con la Cina. Un capolavoro.
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